I libri della Condotta

Recensioni a cura di

Giovanni Cavallaro

e

Rita Morini

Il corvo di Cord Riechelmann

recensione di Rita Morini

Marsilio STORIE NATURALI

Iettatore, irresoluto, veggente, protagonista di miti e leggende, con la sua silhouette scura e il suo gracchiare cupo il corvo viene spesso accostato a immagini di morte. Ma se per gli antichi greci il dio Apollo avrebbe cambiato il colore delle sue penne da bianche a nere per punirlo di avergli portato cattive notizie, nel Nuovo Testamento Gesù di Nazareth lo indica ai suoi discepoli come esempio di frugalità: «Guardate i corvi: non seminano e non mietono, non hanno ripostiglio né granaio, e Dio li nutre». Corredato dall’elegante progetto grafico di Judith Schalansky, nel libro il biologo e maestro del nature writing Cord Riechelmann offre un ritratto ricco e sfaccettato di questo abitante delle città, unendo reportage, storia culturale e analisi scientifica.

Scopriamo così che la famiglia dei Corvidi è formata da ben 123 uccelli canori diversi, che la loro memoria, come ha dimostrato Konrad Lorenz, è superiore a quella degli esseri umani, e che nonostante il caratteristico colore nero i loro parenti più stretti sono gli uccelli del paradiso.

Arricchito da venti schede illustrate su altrettante specie osservate nel loro habitat naturale.

Il maiale di Thomas Macho

prefazione di Marco Belpoliti

recensione di Rita Morini

Marsilio STORIE NATURALI

Filosofo e storico della cultura, ripercorre in queste pagine la «carriera» del maiale, da fonte di sostentamento a ineguagliabile ispiratore di riflessioni e allegorie, da Lutero a Goethe, da Orwell a Canetti

Di nessun altro animale come del maiale si può dire che sia sulla bocca di tutti: tanto letteralmente, è quello che consumiamo di più, quanto simbolicamente – lo nominiamo per esprimere mille caratteristiche, prima tra tutte la mancanza di buone maniere. Intorno alla sua figura abbondano tabù e pregiudizi: il maiale è l’onnivoro per eccellenza, simbolo di impurità religiosa e desiderio sessuale, estrema austerità e stupidità senza fine.

Thomas Macho mette a fuoco alcuni aspetti chiave della presenza del maiale nel paesaggio antropico. Le tappe di questa storia risalgono all’addomesticamento in epoca preistorica per proseguire con l’origine delle proibizioni alimentari in Medio Oriente, i significati della sua figura (e delle relative professioni) nell’antichità classica, l’investimento morale e religioso nella cultura medievale e cristiana, e le interpretazioni della specie suina nella cultura popolare e nell’immaginario contemporaneo.

Il libro è anche un appello contro le idee di «pulizia» di ogni tipo, nonché la prova che il maiale non è in alcun modo inferiore agli umani per complessità e contraddizioni.

Atlante dei batteri di Ludger Wess

recensione di Rita Morini

Un mondo di bellezza contagiosa

illustrazioni di Falk Nordmann, traduzione di Angela Ricci

Marsilio STORIE NATURALI

Vivono dentro e fuori di noi. Più numerosi dei corpi celesti nella nostra galassia, ricoprono ogni superficie del pianeta. Possono tornare in attività dopo milioni di anni e sopravvivere alle condizioni più estreme: nello spazio, sulle cime dell’Himalaya, nel cuore dei vulcani. Alcuni batteri sono «da record» per le loro capacità, altri prediligono cibi davvero insoliti: scompongono gli inquinanti, decompongono i materiali organici, convertono l’azoto in ammoniaca. Alcuni aiutano l’uomo fin dagli albori della civiltà – senza di loro non esisterebbero yogurt, birra e formaggi –, altri ne minacciano la sopravvivenza in forme sempre nuove e più resistenti. Dalla botanica alla biologia, dall’economia all’evoluzione delle malattie infettive, l’appassionante storia del nostro rapporto con i batteri attraverso cinquanta ritratti dei più curiosi tra questi minuscoli padroni del mondo.

SGUARDI DI PIETRA

recensione a cura di Rita Morini

Col drone tra colombi e magoghe

Venezia -Immagini a volo d’uccello sui monumenti e le chiese, uno sguardo inconsueto di ripresa. È una Venezia inedita quella descritta in emozionanti fotografie eseguite col drone nel periodo del lockdown della primavera 2020, contenute nelle 174 pagine del libro “Sguardi di pietra” a cura del fotoreporter Marco Sabadin con i testi dello storico Giandomenico Romanelli, edito da Vision fotografia Venezia. Immagini che danno vita agli sguardi immobili delle statue, finalmente protagoniste, in una città semi deserta, un punto di vista nuovo che stimola il visitatore ad un’osservazione più accurata. Queste immagini vogliono scoprire una Venezia diversa, una Venezia mai guardata da così in alto ma non troppo per non perderne i particolari, da poterne scoprire gli sguardi, da poterne catturare la magia.

Andare in giro per calli e campi, senza un itinerario prestabilito, è forse il più bel piacere che a Venezia uno possa prendersi. Beati i poveri di topografia, beati quelli che non sanno quel che fanno, ossia dove vanno, perché a loro è serbato il regno di tutte le sorprese, di tutte le scoperte straordinarie”

Diego Valeri

Guida sentimentale di Venezia, 1942

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SCRITTURA CUNEIFORME

RICE…NSIONE

01/03/2020

Recensione di Giovanni Cavallaro

Scrittura cuneiforme

di Kader Abdolah

Esecuzione: Precisa ed inesorabile come la spoletta del telaio che intrecci trama ed ordito di un tappeto persiano, dibattendosi tra un capo e l’altro, tra la Persia del passato ed i Paesi Bassi del presente.

Tempi: Non lunghi quanto quelli di uno Syrah, ma più lenta è la lettura più aromi rilasciano le pagine.

Dosi per: Chiunque

Costo a porzione: Euro 17,50

‘Kazem Gan sorrise, il suo dente d’oro brillò. Poco dopo la donna più anziana della famiglia prese Ismail tra le braccia e lo portò nella stanza degli ospiti. Tutti tacquero, perché la prima parola, la prima frase a raggiungere il cervello vergine del bambino doveva essere una poesia, un verso antico e melodioso. Non una parola della levatrice, quindi, o il grido di una zia, non una parola banale uscita dalla bocca di una vicina di casa, ma una lirica di Hafez, l’illustre poeta del medioevo persiano. Si alzò, prese la raccolta di Hafez, chiuse gli occhi ed aprì il libro. Sulla pagina, in alto a destra, c’era la lirica giusta che doveva essere intonata nell’orecchio del bambino. Kazem Gan avvicinò la bocca all’orecchio di Ismail e con l’alito che sapeva d’oppio bisbigliò : ” in autunno l’uccello Bolbol teneva un bel petalo nel becco. E tuttavia piangeva. Eppure hai con te qualcosa della tua amata, gli dicevano, perché dunque piangi così? Questo petalo evoca ricordi, rispose Bolbol. Mi sembra di vederla” l’amore, la malinconia e la nostalgia dell’essere amato furono le prime parole che raggiunsero il cervello di Ismail’.

In questo brano, che porto con me come un petalo caduto dalle pagine del libro fin da quando lo lessi la prima volta, c’è tutta la poesia di cui il racconto di Ismail è pervaso. La sua vita da adulto, conquistata in un paese lontano da quella stanza che fu la sua prima casa ai confini tra Iran e URSS, viene destabilizzata quando riceve il taccuino che il padre, tessitore di tappeti sordomuto ed analfabeta, portava sempre con sé annotandovi, nell’unica scrittura che conoscesse, i propri pensieri. Una riconciliazione con il proprio passato che passa attraverso la comprensione di quei segni e della vita che rivelano.

Prosit!

Rice…nsione

Recensione di Giovanni Cavallaro

“La vita davanti a sé”

di Romain Gary
Esecuzione: molto facile, scende come un buon Lugana, fresco ma corposo…e come questo induce al riso e alla riflessione.
Tempi: si legge molto velocemente, difficile abbandonarlo
Dosi per: chiunque
Costo: € 11,50
Momo è un orfano che viene affidato alle cure di Madame Rosa, un’anziana prostituta ormai in pensione. Le sue giornate trascorrono nelle vie del quartiere con gli altri bambini, tra giochi e nuove scoperte, e involontarie riflessioni sulla vita colorate di spietata ingenuità e profonda saggezza, come solo i bambini riescono a formulare. Non è importante, qui, l’enumerazione delle vicissitudine che vedono Momo protagonista, quanto le emozioni che il testo, il cui narratore è lui in prima persona, riesce a trasmettere attraverso uno stile spiazzante, infantile nella scelta dei vocaboli e della sintassi, ma dal quale accettiamo con facilità, forse proprio per questo, delle feroci verità che altrimenti risulterebbe complicato esprimere e che arrivano dritte allo stomaco, scatenando autentiche risate e sincera commozione.
Non è un libro per bambini, se è questo che state pensando. Parlavo di feroci ferità perché è un libro crudo, che tende a mettere a nudo, un’opera che valse a Gary il Prix Goncourt, il secondo della sua carriera, cosa mai accaduta né prima né dopo di lui. Il valore di un testo non si misura a partire dai riconoscimenti ricevuti, ma in questo caso oso scomodare l’Académie per sostenere le motivazioni del mio affetto per questo libro ed il suo protagonista.
Prosit!

Doris Lessing – Il quinto figlio

A cura di Rita Morini

Autore :Doris Lessing

Titolo :Il quinto figlio

Traduzione: Maria Giulia Castagnone

Editore : Feltrinelli, 2008

Harriet e David si incontrano a una festa aziendale e capiscono immediatamente di essere fatti l’uno per l’altra. Il fidanzamento è seguito dal matrimonio e dall’acquisto di un’imponente casa vittoriana fuori Londra, enorme come le loro aspettative verso il futuro: ciò che unicamente desiderano è avere una grande casa, una grande famiglia e almeno sei figli.Per anni la loro vita sembra procedere esattamente come nel loro sogno, grazie anche al generoso contributo dei parenti che, attraverso aiuti materiali o economici, lo rendono possibile.Poi, dopo quattro figli, proprio nel momento in cui la donna vorrebbe prendersi una pausa da tutto, imprevisto arriva un altro bambino. La gravidanza si dimostra da subito molto particolare: Harriet si incupisce, si immalinconisce e si sente sempre più sola, perché è l’unica a percepire all’interno del proprio corpo la stranezza di ciò che le sta capitando. David inizia ad apparirle più distante: le lacrime e l’infelicità non erano nel loro patto o nei loro programmi. Harriet è invece sempre più posseduta dall’inquietante simbiosi col bambino che sta crescendo, e sente con sgomento l’incredibile forza di quella creatura che le batte nel ventre e si muove dentro di lei come per distruggerla.

La famiglia e le persone attorno a lei si rifiutano di credere alle sue sensazioni, ma quando il bambino nasce, lei ne rimane sbigottita: lo trova strano, brutto, particolare. Sin dai suoi primi momenti di vita Ben, come verrà chiamato, si dimostrerà violento e aggressivo e sconvolgerà il paradiso di armonia della casa.

Il rifiuto nei confronti del bambino viene gradualmente riconosciuto anche dal resto della famiglia, fino a che David decide che Ben deve essere allontanato e internato in un istituto. Nonostante l’opposizione dei familiari, Harriet deciderà di riportarlo a casa, salvandolo da morte per maltrattamenti in quello che è in realtà un campo di sterminio per tutte le creature diverse, anomale e deformi che non trovano posto nelle vite della gente cosiddetta “normale”.Harriet passerà il resto della sua vita, a cercare di capire chi sia la creatura che ha generato, convinta del fatto che possa essere un uomo venuto dalla preistoria o un alieno, un essere pericoloso e solitario, alla ricerca di qualcuno che gli assomigli.

Il romanzo di Doris Lessing è crudo e avvincente, e con lucidità scandaglia i sottintesi e le ipocrisie di una società innamorata di sé stessa, come Harriet e David lo sono del proprio sogno, sfatando il mito della maternità come realizzazione di ogni donna.Come l’autrice stessa dichiara, l’idea su cui si basa la storia nasce dal tentativo di immaginare che cosa potrebbe succedere se, nel XX secolo, venisse al mondo una creatura di un’epoca diversa, un uomo primitivo, come Ben, per alcuni suoi comportamenti, sembra essere. Nel contesto in cui è inserita, la creatura si dimostra portatrice di cattiveria e malvagità, ma l’interrogativo che soggiace è se veramente e comunque certe sue caratteristiche siano davvero inaccettabili, o non dipendano piuttosto dal tempo e dalla società in cui si collocano.Il romanzo ha il grande merito di suscitare ipotesi e generare dubbi. La questione principale, quella di cosa sia vero e cosa falso, non verrà mai risolta. Fino alla fine sarà impossibile capire se Ben sia veramente l’essere selvaggio che la famiglia vede in lui, o se, invece, sia semplicemente un figlio solo, non amato ed emarginato dai continui rifiuti.

La società che vediamo sullo sfondo si dimostra spietata come il suo primo nucleo di aggregazione, la famiglia, all’interno della quale la maternità stessa può essere fonte di crudeltà disarmanti.