GIORNATA NAZIONALE ORTI SLOW FOOD

5 gennaio 2017 Senza categoria Comments (0) 33

Ecco i due mandala creati, durante la manifestazione della Giornata Nazionale degli orti Slow Food, dalle classi II B e IV A della Scuola Primaria Leonardo da Vinci di Pianiga. Il nome mandala viene dal sanscrito maṇḍala (मण्डल), letteralmente: «essenza» (maṇḍa) + «possedere» o «contenere» (la); tradotto anche come «cerchio-circonferenza» o «ciclo», entrambi i significati derivanti dal termine tibetano dkyil khor) è un termine simbolico associato alla cultura Veda ed in particolar modo alla raccolta di inni o libri chiamata Rig Veda. La parola è utilizzata, anche, per indicare un diagramma circolare costituito, di base, dall’associazione di diverse figure geometriche, le più usate delle quali sono il punto, il triangolo, il cerchio ed il quadrato. Il disegno riveste un significato spirituale e rituale sia nel Buddhismo che nell’Hinduismo. (da WIKIPEDIA) La giornata nazionalle degli orti slow food, quest´anno è dedicata alle sementi.
Le scuole che hanno aderito, la primaria di Pianiga e la primaria di Caltana, sono state interessate a una lezione sui semi del nostro esperto Rodolfo. I ragazzi molto attenti, hanno interagito con l’esperto con domande e considerazioni veramente acute e interessanti, sotto lo sguardo attento delle loro docenti.
Magnifica giornata terminata con una cena all’Osteria da Paeto con esperti, docenti, soci e la presenza, veramente inattesa, di due responsabili degli orti del Madagascar (intervenuti al Salone del Gusto di Torino) che hanno raccontato le loro esperienze e i loro problemi. Alcune foto della serata le trovate nella sezione FOTO di questo sito. Presto inseriremo anche alcune foto fatte nelle clasi
La giornata è stata dedicata a Davide Ghirardi il dirigente Slow Food, inventore dela giornata degli orti, che è recentemente scomparso.
A lui saranno intitolati due orti in africa, tutti gli anni, con le offerte che saranno raccolte dalle condotte in Italia.
Aspettiamo con ansia i nuovi mandala dalla scuola di Caltana e il terzo della scuola di Pianiga. Un grazie molto sentito da parte del Comitato di Condotta lo dobbiamo a: Rodolfo che ha saputo con chiarezza raccontare ai ragazzi il mondo dei semi, alle docenti delle due scuole per il tempo che ci hanno dedicato e l’amore con cui seguono l’orto didattico della scuola, i due Dirigenti Scolastici pe la loro sensibilità e disponibilità, ma più che ogni altro ai quasi 200 bambini che hanno ascoltato e interagito con pazienza e buona volontà.

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SLOW FOOD E COMMERCIO EQUO E SOLIDALE

5 gennaio 2017 Senza categoria Comments (0) 27

Al Salone del Gusto e Terra Madre 2014 é intervenuto Altromercato la maggiore organizzazione del Commercio Equo e solidale in Italia, con uno spazio espositivo e un evento dedicato al Solidale Italiano, che rappresenta l‘applicazione dei principi del fair trade alle realtá dei Produttori del nostro Paese.
Come Roberto Burdese (presidente onorario Slow Food Italia), di recente ha testimoniato: “sono molti i punti in comune fra la campagna di Altromercato e la filosofia di Slow Food, a partire dai concetti di economia giusta e agricoltura sostenibile“, non dimentichiamo i tre aggettivi, motto del movimento, buono, pulito e giusto che sono in pratica le peculiarità che un consumatore o meglio un, co-produttore deve ricercare nella scelta di un cibo di qualità. Conferma anche Alessandro Franceschini, presidente AGICES, (Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e solidale): “Sil Commercio Equo e Solidale fornisce a tutti un‘alternativa concreta e percorribile per costruire l‘economia che riparte dai valori fondanti di rispetto della terra e del lavoro di tutti per coltivare il senso piú profondo del lavoro e dello scambio“.
A questo proposito ho approfittato della manifestazione che si è tenuta domenica 9 novembre a Scorzé in occasione dei 10 anni dall’apertura della Karibu Bottega del Mondo, gestita da volontari, nella quale si trovano i prodotti del commercio equo e solidale, per intervistare i componenti del gruppo responsabili dell’attivitá (Galdino, Lucia, Alessio e tanti altri). L’idea é partita nell’estate del 2003 da un gruppo di giovani volontari che vendevano con una bancarella i prodotti del Commercio Equo (caffe, the, biscotti, marmellata e poco piu’) davanti alla chiesa, é stata, cosí, colta l’occasione, coinvolgendo amici, parenti e simpatizzanti, di avviare un’attivitá con il Commercio Equo, che decisamente rappresentava una ventata di aria nuova per Scorzé.
Sono stati presi contatti con la cooperativa di Mirano (http://www.banderaflorida.it/), a cui sono seguiti diversi incontri per un’utile formazione sul Mercato Equo.
Il 6 Novembre é stata inaugurata la Bottega col nome Karibu che in lingua Swahili, Kenia, vuol dire “Benvenuto” Da quel momento “Karibu” é diventato il nome della bottega e successivamente del gruppo. Ispirandosi a quel nome tra gli altri orizzonti é stata compresa l’Africa.
Una volta all’anno dei volontari raggiungono le missioni, con le quali rimangono costantemente in contatto, in Kenya per ritrovare gli amici e verificare lo stato dei progetti di solidarietá avviati. Dopo qualche anno d’attivitá e confronti si é sentito l’esigenza di dare corpo formale al gruppo e il 19 giugno 2008 é stata costituita l’associazione di promozione sociale Karibu ONLUS. (karibuscorze.blogspot.com) Auspichiamo di creare una sinergia tra la Condotta Riviera del Brenta (www.condottarivieradelbrenta.it) e la Karibu, che ci permetta di riscoprire attraverso il cibo un rapporto di comunicazione e socializzazione tra persone e gruppi accomunati dalle stesse finalitá e nello stesso territorio.

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DOPO 30 ANNI DI ATTIVITA’

5 gennaio 2017 Senza categoria Comments (0) 29

Dopo 30 anni di attività, la trattoria Cooperativa La Ragnatela di Mira-no (VE) chiude i battenti. Un pezzo di storia se ne va. Cominciata nel 1984 quando un gruppo di giovani compagni, provenienti da varie situazioni lavo-rative, decidono di fondare questa società. Fu scelta come forma societaria la cooperativa e fu chiamata “Ragnatela” per solidarietà con l’omonima associa-zione di donne che si battevano a Comiso contro l’installazione dei missili Cruise. Diventata ben presto un’identità gastronomica grazie alla grande passione messa in campo da ognuno, perché nessuno conosceva il mestiere: eravamo tutti autodidatti. La via maestra fu la filosofia Slow Food fin dagli albori di Arcigola: genuinità, materie prime di qualità, utilizzo prodotti pre-sidi Slow Food, del mercato equo e solidale, rapporto diretto con molti pro-duttori. Un menù della tradizione culinaria veneto-veneziana e un menù della ricerca dove i cuochi più giovani liberavano la loro creatività, una fornitissima carta dei vini come vanto della cultura enologica del nostro Paese. Una culla, se pur commerciale, di amicizie e convivialità. La Ragnatela ha dimostrato di avere anche le “Mani in Pasta” nel Sociale: è stata una fucina di integrazione multietnica, di incontri, di iniziative contro la tratta degli esseri umani e per promuovere i diritti dei migranti sino a quelle tese a contrastare i pregiudizi verso Sinti e Rom, a sostenere i referendum sull’acqua bene comune, per giungere agli incontri pubblici organizzati a salvaguardia della dignità del lavoro, alla difesa del paesaggio e del territorio del Miranese e della Riviera del Brenta. Punto di riferimento e di aggregazione di associazioni come Emergency, Libera, Equo e Solidale, Il Manifesto, il movimento per la Pace. Identità sociale e politica tanto da poter parlare di “Archeologia Politica” come ci definì nel 2004 il settimanale Stern. Oltre a tutto questo La Ragnatela ha anche svolto un ruolo fondamentale di educazione alimentare nelle scuole del territorio. A cominciare dalle iniziative gastronomiche con gli altri ristoratori del territorio per promuovere produzioni locali e piatti della tradizione, per continuare con la partecipazione costante e la collaborazione a tutte le manifestazioni organizzate da Slow Food nazionale e regionale. Purtroppo ora tutto è finito. Di questi tempi sembra scontato, ma il primo elemento scatenante è proprio la crisi che ha, tra l’altro, investito tutto il settore della ristorazione. Alla Ragnatela però si sono commessi anche alcuni errori di gestione, come l’aver acquisito un altro locale con costi aggiuntivi di affitto d’azienda, manodopera, costi di gestione senza peraltro avere i benefici di una nuova clientela, ma racimolando solo clienti della Ragnatela che già scarseggiavano. Un processo di dissanguamento delle risorse che ha comportato “come soluzione” nel luglio 2013 la riduzione del 50% del prezzo dei piatti in menù. Un’operazione fuori da ogni logica commerciale: significa che ogni cliente in più diventa fonte di indebitamento. Errori di incapacità per le logiche del commercio. Incapacità di avere una visione della crisi con la giustificazione di salvaguardare l’occupazione, quando peraltro il fatturato dimostrava che non era più possibile. Fino ad arrivare a un consistente indebitamento tale da dichiarare la chiusura dell’attività. Pure la Cooperativa era nata con l’idea di perseguire gli scopi del mondo cooperativistico: soddi-sfare i bisogni comuni di beni e di lavoro dei soci lavoratori attraverso l’assunzione degli stessi della veste imprenditoriale, cercando di ottenere mi-gliori condizioni anche remunerative dell’attività lavorativa. Valorizzazione dell’individuo, responsabilità, solidarietà e democraticità come condizione da poter esprimere nel “voto per testa”. Si era scelta una diversa organizzazione del lavoro dove la distribuzione dell’orario permetteva una flessibilità funzionale all’avere una “vita” di rapporti famigliari e sociali, non molto frequente nel settore della ristorazione. I “ritmi di lavoro” furono rinominati “tempi di lavoro propri di ciascun individuo”. Si cercò, per quanto possibile, di dare ad ognuno la collocazione lavorativa più adeguata, come peraltro furono anche creati i presupposti per la crescita professionale di ognuno dei soci-lavoratori. Molti dei soci che nel 1984 hanno aperto la Ragnatela provenivano dalla fabbrica, anzi lasciavano la fabbrica (in quei tempi esistevano le condizioni per poterlo fare). Un malcontento generale verso l’organizzazione del lavoro dove eri un numero, rappresentavi un fatturato, un numero di pezzi da fare, un ritmo di lavoro indipendente dalle tue capacità. Erano i tempi che a capo di molte fabbriche, soprattutto di medie e piccole dimensioni, c’era il “padrone” quello che si era “fatto da solo” quello che “qui comando io” e così la contrapposizione con chi lavorava era più marcata. Le lotte sindacali tra il ’69 e il ’74 avevano dato un notevole impulso per il cambiamento, le rivendicazioni economiche avevano allargato il terreno dello scontro anche a tematiche sociali e di democrazia, forti anche del coinvolgimento del movimento studentesco. Ci dettero qualche contentino economico, dovevamo essere il motore del consumismo, la Fiat doveva vendere le auto che produceva, e la “sbornia” finì. La “stagione” si concluse e si mise la parola “fine” con la marcia dei 40.000 Fiat a Torino dell’80 con un’ulteriore delusione nei confronti del sindacato. In questo quadro di riferimento aprire una cooperativa, lavorare senza capi, senza padroni, contare sulle proprie forze aveva qualcosa di idilliaco, sembrava di essere uccellini fuoriusciti dalla gabbia in volo libero. Cosa abbiamo messo in campo?: voglia di imparare un lavoro che molti di noi non conoscevano, ampia disponibilità di orario di lavoro, sacrificio, tanta spregiudicatezza, orgoglio, scarsa retribuzione. Il mondo è cambiato, il muro di Berlino è crollato, la globalizzazione, la finanza: noi siamo cambiati. E’ diminuita la tensione politica, non c’è lavoro, si sono abbassate le tutele di chi lavora. Oggi nelle aziende non c’è più il padrone ma il CdA, il presidente del CdA, l’amministratore delegato che in alcuni casi danno del “tu” ai propri collaboratori (ex-operai). Questo sistema economico e finanziario, nella fattispecie il commercio, non permette una organizzazione lavorativa che se da una parte migliora la qualità del lavoro e di chi lo esercita, dall’altra non è in grado di sostenere costi maggiori della manodopera. Oggi per molti giovani il lavoro significa reddito, rigidità dell’orario, ferie e va bene; per noi ha signi-ficato anche soddisfazione del lavoro, condizioni di vita migliori, il porsi degli obiettivi, migliorarsi. I giovani oggi sono in estrema difficoltà e non dovranno aspettarsi niente da governo e banche, dovranno contare sulle proprie forze, rallentare i tempi di stazionamento davanti ai cellulari e cominciare a parlare, dialogare, fare insieme. Attivare una cultura dell’aggregazione, del sacrificio, dell’impegno attivo dei cittadini. Accettare le sfide di questo “mercato” siano esse nell’agricoltura, nell’ambiente, nella cultura. Con la chiusura della Ra-gnatela non celebriamo un funerale, ma un addio a una straordinaria e-sperienza collettiva. Non dimenticheremo “Il Manifesto” sul tavolo di in-gresso, come le fotografie dell’ultimo ospedale aperto da Emergency in Sierra Leone, o di quella libreria dove campeggiano libri di cucina, libri di poesia e di letteratura o di tutte le pubblicazioni di Slow Food. Quel vociare di gente al bar che se la prende con l’ultimo provvedimento del governo o sui grandi cor-rotti del Mose. Ricorderemo tutti i grandi che hanno soggiornato in cucina sorvegliando dall’alto, tra i vapori e i profumi delle padelle, il corso della sto-ria: Marx, Lenin, Mao, Che Guevara, Berlinguer, Mandela, Gorba-ciov. Ricorderemo quei nastri sparati a 120 decibel di Steve Winwood con la sua formazione blues rock, I Traffic, Bob Dylan, ma anche i classici Beethoven, Rossini, Dvorak, Mozart.Ricorderemo la clientela tutta, anche quella che diceva “siamo stati benissimo, grande cena, peccato che siete comunisti”.

Ringraziamo Galdino Zara e il Blog IL COQUINARIO per la concessione dell’articolo

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CHEESE A BRA

5 gennaio 2017 Senza categoria Comments (0) 28

Dal 18 al 21 settembre 2015 a Bra si terrà CHEESE 2015.
Oltre 3000 metri quadri del Mercato dei Formaggi, i Presidi Slow Food in via Marconi e in via Principe di Piemonte,
Sotto il porticato di via Garibaldi, Gran Sala dei formaggi e del vino, il meglio dell’Europa casearia tra le etichette della Banca del Vino ,
Piazza della Pizza , con spazio didattico in cui grandi e piccini possono mettere le mani in pasta e Laboratori di Pizza nei cui spazi noti pizzaioli si racconteranno e racconteranno le loro ricette.
Piazza della birra con molti micro birrifici che esporranno le loro birre artigianali,
Le cucine di strada in piazza XX Settembre e nel cortile delle scuole maschili
Queste sono alcune delle manifestazioni che troverete andando a CHEESE 2015.
Trovate altre informazioni al seguente link <a href=”http://cheese.slowfood.com/it/” target=”_blank”>CHEESE2015</a> .
“L’Italia conta 7.300.000 capi, molti ma non moltissimi rispetto ai 35.000.000 dell’Inghilterra o ai quasi 12 della Spagna. Il 50 per cento di questi esemplari si trova in Sardegna. E si scopre che anche da noi la riduzione è netta: in Sardegna, ad esempio, rispetto a dieci anni or sono si sono persi un milione di capi. E in tutta Europa si registra un arretramento. Una delle cause è rappresentata certamente dalla cosiddetta “lingua blu”, una virosi che colpisce in particolare i ruminanti di piccola taglia e che ha comportato molti abbattimenti. Ma non può essere solo la malattia a ridurre in modo così drastico il gregge nazionale. E non possono essere neppure i tanto temuti e colpevolizzati lupi, del tutto assenti in Sardegna.
E allora quell’inquietudine vaga ed emotiva deve tradursi in un ragionamento. E il ragionamento ci porta ad alcune possibili cause del fenomeno, che alla fin fine riconducono alla impossibilità di un reddito adeguato per gli allevatori e i pastori. La lana, se non è di razze particolarmente pregiate, non la vuole più nessuno, è considerata un rifiuto speciale, e dunque un costo per lo smaltimento. Il latte ovino, per quelli che ancora mungono pecore (e sono sempre meno) è ceduto alla stalla a un prezzo medio inferiore all’euro: pensate un attimo al tempo che occorre per mungere 100, 200 pecore raccogliendo meno di un litro di latte a capo e alla fatica, e vi renderete conto che un euro, anzi meno di un euro al litro, è vergognosamente basso. E comunque va detto – ed è la terza ragione delle difficoltà del comparto – che i consumi di pecorini stagionati sono in costante calo. Le giovani generazioni non amano quei sentori forti, un poco piccanti e l’odore animale che sempre si sprigiona da un cacio pecorino stagionato. E l’unico modo per garantire un buon prezzo del latte alla stalla sarebbe appunto quello di produrre formaggi affinati e non formaggi freschi che vanno a posizionarsi su di un mercato dominato dall’industria casearia. Certo, qualche nicchia resiste, i nostri Presidi reggono ancora, ma le grandi produzioni delle cooperative sarde ad esempio, sono in difficoltà grave. I giovani mangiano formaggi dolci, tendenzialmente insapori, morbidi e grassi.”
Parte dell’articolo è tratto dal sito di Slow Food Cheese 2015

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CHI SPRECA PAGHI

5 gennaio 2017 Senza categoria Comments (0) 29


Nei giorni in cui il Parlamento italiano avvia la discussione sulla proposta di legge contro gli sprechi alimentari, torna con sempre più impellenza la questione del contrasto di questo fenomeno, soprattutto perché la Francia ha approvato una legge ‘rivoluzionaria’ sul tema. La legge francese deliberata dall’Assemblea Nazionale prevede, infatti, che i supermercati superiori ai 400 mq, a partire dal luglio 2016, debbano attrezzarsi per donare il cibo invenduto e ancora perfettamente edibile. Per chi non rispetterà questo sacrosanto principio del “chi spreca paga” sono previsti fino a due anni di carcere e 75.000 euro di multa. La proposta legislativa francese rappresenta una vera e propria svolta che né il nostro Paese né la Comunità Europea avevano saputo imprimere finora. Anzi, a ben guardare, la proposta di legge che è approdata in Commissione parlamentare (Gadda-Fiorio) nasce datata. Bene le facilitazioni e la semplificazione burocratica, ma serve prevedere una norma che, come è successo per la lotta al fumo, incida radicalmente sulla nostra cultura alimentare.
Sì perché la necessità attuale è di contrastare lo spreco alimentare lungo tutta la filiera. Federdistribuzione conferma che le eccedenze di cibo nel loro settore sono circa il 12% del totale (poco meno di un milione di tonnellate) e noi sappiamo che le donazioni della distribuzione nel 2014 ammontano circa a 60.000 tonnellate di cibo, circa l’8% delle eccedenze complessive in questo pezzo della filiera. Esiste un grande margine di manovra, dunque, ma soprattutto abbiamo la necessità di mandare un segnale forte all’opinione pubblica (il 40% circa degli sprechi alimentari complessivi, nel nostro Paese, avviene ancora tra le nostre mura domestiche) per dire una volta per tutte che il cibo non è una merce bensì un bene collettivo. Una buona legge per combattere lo spreco alimentare è possibile in Italia. Si discuta, ci si confronti, si decida: è una questione di civiltà e di responsabilità verso il pianeta e le generazioni future.</br>
Francesco Mele</br>
f.mele@slowfood.it

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REQUIEM PER UN BRACCIANTE AGRICOLO

5 gennaio 2017 Senza categoria Comments (0) 27

Nutrire il pianeta, energia per la vita. Così è titolato l’Expo milanese. Intanto, in questa torrida estate, nelle campagne c’è chi muore di caldo e di sfinimento. Morire per produrre cibo, energia per la vita. Morire per un boccone di pane. Un boccone appena.
C’è una contraddizione nello sfarzo miliardario della fiera milanese e il sudore sottopagato di tanti, troppi campi assolati. Anche della nostra Italia. C’è una contraddizione nelle nostre vite.
C’è troppo cibo che sa di lacrime e sangue, non della giusta fatica che è nutrimento della terra, non della giusta mercede che dà nutrimento alle famiglie.

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Saluto di Carlo Petrini ai delegati di Terra Madre Giovani a Milano

5 gennaio 2017 Senza categoria Comments (0) 29

Entrando in questa sala provo la sensazione straordinaria che mi viene nel vedere come le nostre idee, i nostri progetti, il nostro futuro è in buone mani. In buone mani. Nelle vostre mani, nei vostri volti, nelle vostre persone… Quando è nata l’idea di Terra Madre molti di voi erano bambini. Anno per anno si è sviluppata in ogni angolo del pianeta. E se è stato possibile We feed the planet in così poco tempo, è perché la rete funziona, il cuore della rete esprime questa intelligenza affettiva. E voi siete la testimonianza che questa idea andrà avanti per tanto, tanto tempo. Grazie per essere arrivati a Milano

Oggi Milano è molto felice. E’ felice perché vede, sul finale di questa Expo, l’unico vero motivo per cui ha senso riunirsi, confrontarsi: costruire una diversa cultura alimentare, un diverso sistema di produzione e distribuzione del cibo. Questo è possibile solo se uniamo le nostre forze. Qui ci sono persone dal colore della pelle diverso, idee politiche e religioni diverse, eppure sono qui chiamate al confronto, al dialogo, a rivoluzionare un sistema alimentare che non funziona. Non funziona perché distrugge l’ambiente, i suoli, l’acqua. Bisogna produrre, produrre per consumare. E se vengono distrutti i suoli o se manca l’acqua, non importa. Siamo in un sistema che chiede più di quello che da, e di più di quello che la terra può dare. Mai come oggi si parla di cibo, e mai come oggi c’è ignoranza e disattenzione sul cibo. Tutto il mondo mediatico punta al cibo. Martedì vedrete l’Expo dove i governi si sono messi in bella mostra: ma l’unica componente del sistema produttivo che soffre per il cibo ovunque nel mondo sono i contadini. Nel mio paese, qui, in Italia, si paga il latte 35 centesimi di euro al litro. Niente. 7 centesimi al kg le carote. E i contadini devono accettare la logica del libero mercato. Non interessa da dove viene o com’è stato prodotto, magari è frutto di sfruttamento, come succede ai nostri fratelli di colore che lavorano nelle campagne italiane. Non interessa. Interessa che il cibo costi poco. Noi non siamo per il libero mercato: noi vogliamo il mercato libero. Il mercato non è un fine, è un mezzo.

Il mercato virtuoso calcola anche il benessere animale, la difesa della biodiversità, pone al centro le comunità che producono: questo è il valore, questa è la scommessa che dovete vincere. Ci riuscirete se metterete davanti alle vostre idee la politica buona.

La mia generazione ha messo sull’altare la finanza, anche davanti ai sentimenti, alla felicità, al paesaggio, alla bellezza. E che cosa ci troviamo… La casa comune, la terra, che soffre! Che non siamo in armonia con noi stessi, non abbiamo prospettive solidali, siamo chiusi, e non riusciamo a vedere che quei migranti che arrivano in Europa sono il frutto della nostra politica scellerata. Chiunque di voi sa benissimo che cosa significa l’accaparramento delle terre in Africa: 80 mln di ettari presi ai contadini, ai pastori, per produzioni intensive. Come degli stupidi non capiamo che questa umanità fugge dai luoghi dove la terra non hanno più speranza!

Che cosa c’è di più vero del cibo, dell’agricoltura, di coloro che producono il nostro cibo?

Cesare Pavese ha dato la più bella definizione dei contadini e di chi produce il cibo, diceva: “Voi contadini siete coloro che vestite la terra. La vostra missione è che la terra sia ben vestita, che abbia un abito senza cuciture, perfetto”.

La difesa della biodiversità è l’obiettivo principale.

Chiunque accetta di perdere una varietà di animali, di piante, di erbe, diventa complice di questa cosa. Vi diranno che siete utopisti, che siete fuori dal mondo. No: fuori dal mondo sono quelli che vogliono uccidere la biodiversità o brevettarla. Nel momento in cui voi, a casa vostra, difenderete una verdura o un frutto farete un atto politico enorme. Difendete la biodiversità, perché voi siete la biodiversità. Non è vero che per fare politica bisogna fare grandi cose! La politica comincia con le piccole cose. Voi potete cambiare il mondo cambiando la realtà di casa vostra.

Godete questi 4 giorni. Parlate, dialogate, capite le istanze diverse, mettete in discussione le vostre certezze: questa è l’occasione buona, perché a Terra Madre si può crescere, si può partecipare.

Questa idea di terra madre continuerà ancora per tanti anni, e non è un partito politico, non è una associazione, non è un sindacato, è una rete e nella rete c’è la libertà, e anche un po’ di anarchia… Nella rete sapete che non siete soli, sapete che questa fraternità anche qui in Italia si esprime in questa umanità. E’ questa la forza che dovete avere in voi e trasmettere al vostro ritorno anche agli altri.

Concludo con lo scrittore Thomas Merton “Il tempo galoppa, la vita sfugge tra le mani. Ma può sfuggire come sabbia oppure come una semente […] si può, infatti, sfar sfuggire dalle mani ore e giorni come se fossero aridi granelli di sabbia, simili a quelle che sono nelle clessidre, espressione solo di un vuoto, di un non senso, di rassegnazione. Oppure si può rendere quegli istanti come un seme che si deposita nel terreno della storia e, anche se tanti chicchi sono annientati da sassi e rovi, ce ne sono molti che attecchiscono, crescono e fruttificano.

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Visita ad un artigiano “Saeamaro”

5 gennaio 2017 Senza categoria Comments (0) 28

 Domenica 7 febbraio abbiamo visitato un artigiano “Saeamaro” e assaggiato la sua produzione. In un ambiente pulito e ben illuminato abbiamo appreso le tecniche di preparazione dei salami, delle pamcette, delle sopprese, dei cotechini ecc.
La produzione. rigorosamente artigianale, era realizzata da sei maestri saeamari che con attenzione macinavano o tagliavano a coltello la carne del maiale e la insaccavano nei budelli dello stesso.
Dopo gli insaccati sono stai posti, per l’asciogatura e sgocciolatura nella cella refrigerata per la stagionatura.
Interessante la visita e ottimi i loro prodotti.

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Verticale del Rosso dell’Abazia

5 gennaio 2017 Senza categoria Comments (0) 27

Giovedì 12 Maggio, alla Trattoria da Paeto di Pianiga, in collaborazione con Slow Food, si è tenuta, con la presenza del produttore, una fantastica verticale del Rosso dell’Abazia dell’azienda Serafini e Vidotto di Nervesa della Battaglia. Un’esaltazione del terroir del Montello, delineatasi nella degustazione, condotta da Roberto Checchetto, di sei annate comprese fra gli anni novanta e duemila: 1997, 1998, 1999, 2001,

2003, 2005. Un’espressione alta dei grandi vitigni bordolesi quali il Cabernet Sauvignon, il Cabernet Franc ed il Merlot, che pone il vino ai vertici dell’enologia veneta e nazionale.
E’ seguita la cena realizzata dallo Chef “chiocciolato” Eddy in abbinamento ai vini presentati.

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