Slow Fish 2019

5 marzo 2019 Senza categoria Comments (0) 171

Tratto dalla Newsletter di Slow Food

N.B. foto di Alessandro Vargiu

Il mare: bene comune – Slow Fish 2019

Il 19 marzo presentiamo ufficialmente la nuova edizione di Slow Fish, a Genova dal 9 al 12 maggio, pubblicando il programma degli appuntamenti, la lista degli espositori e le tante novità in programma per questa nona edizione dell’evento. 

Slow Fish 2017 | Eat In

Un’edizione che si intitola Mare: bene comune e che vuole fare emergere tutte le buone pratiche che possiamo mettere in atto per prenderci cura di questa risorsa.

Perché Il mare: bene comune?

Se ci pensiamo, sono molti i doni del mare.

Il mare è fonte di cibo e di risorse naturali, ci regala bellezza, costituisce una via di trasporto e una fonte di energia, immagazzina CO2 e restituisce ossigeno, offre a molti opportunità di lavoro e benessere. Garantisce la sopravvivenza stessa del genere umano su questo pianeta.

Gli ecosistemi marini e la società umana sono intimamente interconnessi. Anche quando non stiamo mangiando del pesce, probabilmente stiamo beneficiando di uno dei doni del mare. Eppure, spesso, in cambio dei beni materiali e immateriali che il mare ci offre, non gli restituiamo nulla. 

Atteggiamenti irresponsabili vs buone pratiche

Le cronache degli ultimi decenni parlano troppo spesso di un atteggiamento irresponsabile nei confronti del mare. Le attività umane hanno determinato un acuirsi del cambiamento climatico; le acque marine sono inquinate da plastiche, microplastiche e numerosissime sostanze chimiche; abbiamo distrutto intere zone costiere e habitat naturali per la brama di produrre sempre di più, di possedere sempre di più; abbiamo pescato più di quanto potessimo permetterci, rendendo alcune specie di pesce gravemente minacciate, o estinte.

Eppure, potremmo cambiare rotta. Anzi: dobbiamo farlo. Perché il mare è un bene comune. Non solo degli oltre 3 miliardi di persone che dipendono direttamente dal mare per la propria sussistenza. È di tutti. E dobbiamo capire, oggi più che mai, che una gestione attenta di questa risorsa tanto preziosa ed essenziale è determinante per garantire a noi e alle prossime generazioni un futuro sostenibile. 

Attività didattiche | Slow Fish 2017

Slow Fish 2019

Slow Fish, dal 9 al 12 maggio a Genova, è l’evento della chiocciola dedicato al mare e alle sue risorse. Il posto ideale per parlare di politiche di gestione; per educare i consumatori, a partire dalle giovani generazioni; per riunire una comunità eterogenea, formata da pescatori, scienziati, cuochi e aziende che mettono a frutto le proprie esperienze mostrando come ognuno possa fare la propria parte per disegnare un futuro migliore. Le azioni dei singoli non sono che piccole gocce, ma tante gocce insieme possono avere un effetto dirompente. 

Il programma degli eventi Slow Fish sarà pubblicato online a partire dal 19 marzo.

Collegati su slowfish.slowfood.it e:

• scopri il calendario degli eventi – Appuntamenti a Tavola, i Laboratori del Gusto, le Scuole di Cucina, le attività di educazione

• conosci gli espositori del Mercato, che espone i prodotti del mare e delle acque dolci, ma anche oli, sali, spezie

• lasciati appassionare dai tanti racconti di buone pratiche che portiamo nel nuovo spazio della Slow Fish Arena pensato per far emergere tante esperienze al positivo

• visita le diverse aree dell’evento.

Ti aspettiamo il 19 marzo sul sito slowfish.slowfood.it e dal 9 al 12 maggio a Genova, Porto Antico.

Slow Fish è anche

Slow Fish Festival, a Melbourne, Australia, il 3 marzo: con appuntamenti per i bambini, talks, un mercato con esposizione e vendita di pesce fresco, birre artigianali e vini del territorio, assaggi e piatti di pesce, musica, chef di fama come Matthew Evans, Rosa Mitchell, Matt Wilkinson e altri.

http://www.slowfishaustralia.com

El Sabor del Mar, a Puerto Cortes, Honduras, il 16 marzo. Organizzato nell’ambito del progetto Slow Fish Caribe in collaborazione con il Centro de Estudios Marinos, l’evento coinvolge i pescatori sostenibili dell’area, che espongono e vendono direttamente i propri prodotti. Molte le specialità in assaggio, tra cui il ceviche, la mariscada, la zuppa marinara e gli appuntamenti in programma, tra cui Master Class e il concorso per il miglior ceviche.

E la nuova comunità della pesca sostenibile di Bocachica, presentata ufficialmente a Cartagena, Colombia, il 22 di febbraio.

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Slow Food Italia aderisce a Global Strike for Future

3 marzo 2019 Senza categoria Comments (0) 1358

Abbiamo certamente bisogno di speranza.Ma l’unica cosa di cui abbiamo bisogno più della speranza è l’azione. Una volta che iniziamo ad agire, la speranza si diffonde. 

Quindi, invece di cercare la speranza, cerchiamo l’azione.Allora e solo allora, la speranza arriverà.”
Greta Thunberg

Venerdì 15 marzo si terrà lo sciopero mondiale per difendere il clima e il futuro del Pianeta. Contrastare i mutamenti climatici è attualmente la sfida più grande che abbiamo davanti. Ma la risposta delle politiche mondiali a questa emergenza è ancora inefficace e deludente. È quindi importante unirci e contribuire alla nascita di un movimento il più ampio e trasversale possibile che porti sempre più persone a chiedere ai Governi di agire, e farlo in fretta. Non c’è più tempo, sono necessarie strategie coordinate tra i diversi Paesi per rispettare gli impegni presi, a partire dall’Accordo di Parigi. Per ottenere azioni incisive dai Governi c’è bisogno di ognuno di noi per una spinta sempre più pressante e incisiva dal basso. Questo sciopero nasce dalla protesta della quindicenne Greta Thumberg a Stoccolma in occasione della COP24. La manifestazione del 15 marzo, Global Strike For Future, rappresenta una grande occasione per farci sentire e portare l’emergenza climatica in primo piano. Per questo sarà fondamentale essere in tanti e Slow Food Italia ci sarà! Prossimamente vi daremo informazioni specifiche, intanto potete visitare questa paginaBra, per dimostrare che la Gastronomia è reattiva, progressista e in sintonia con cosa sta succedendo nel mondo si terrà una marcia già questa sera, con interventi di studenti dell’UNISG e cittadini di Bra. L’obiettivo è aumentare la sensibilità riguardo la crisi ambientale e invogliare le persone a partecipare allo sciopero internazionale a Torino il 15 marzo! 

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Arca del Gusto

3 marzo 2019 Senza categoria Comments (0) 158

L’Arca del Gusto di Slow Food raggiunge quota 5004 prodotti

A tagliare il traguardo il miele dei Gourmantché della regione di Tapoa in Burkina Faso

È il miele della Tapoa, prodotto nell’omonima regione orientale del Burkina Faso dall’etnia Gourmantché, il prodotto con cui Slow Food raggiunge quota 5000 passeggeri sull’Arca del Gusto, il grande catalogo on line che permette alla chiocciola di viaggiare in tutto il mondo raccogliendo le segnalazioni di varietà vegetali e razze animali locali, ma anche pani, formaggi, dolci e conserve artigianali che appartengono alla cultura, alla storia e alle tradizioni di tutto il pianeta.

L’Arca del Gusto viaggia per il mondo e raccoglie i prodotti che appartengono alla cultura, alla storia e alle tradizioni di tutto il pianeta.

Un patrimonio straordinario di frutta, verdura, razze animali, formaggi, pani, dolci, salumi…

L’Arca del Gusto segnala l’esistenza di questi prodotti, denuncia il rischio che possano scomparire, invita tutti a fare qualcosa per salvaguardarli: a volte serve comprarli e mangiarli, a volte serve raccontarli e sostenere i produttori; in alcuni casi – quando i prodotti sono specie selvatiche a grave rischio di estinzione – è meglio mangiarne meno o non mangiarli affatto, per tutelarli e favorirne la riproduzione.

https://www.fondazioneslowfood.com/it/cosa-facciamo/arca-del-gusto/

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Prodotti Tipici fra Pro e Contro

13 settembre 2018 Senza categoria Comments (0) 170

Di seguito un articolo sull’Agroalimentare veneto del Prof Danilo Gasparini docente di storia dell’agricoltura e storia dell’alimentazione all’Università di Padova

L’articolo è tratto dalla rivista L’AZIONE del 12 Agosto 2018 pagina 3. L’autore dell’articolo si firma con FC:

Prodotti tipici tra pro e contro

I dati di qualsiasi statistica vanno letti e interpretati. Per quelli sull’agroali­mentare veneto l’abbiamo fatto con Danilo Gasparini, docente di storia dell’agricoltura e storia dell’alimentazione all’Università di Padova e in altri percorsi formativi universitari e membro di importanti enti che operano nel campo della storia della cultura gastronomica. “I dati dicono che funzionano bene l’industria ( dove spesso di tipico c’è poco), la commercializzazione la ri­storazione – spiega Gasparini -. Nel settore industriale è quasi 1/4 è dovuto ai vini. Una fetta consistente di valore se la becca l’intermediazione commercia­le (35%) mentre la ristorazione il 23% (ma, in questo settore, tante aziende nascono e tante muoiono). Il settore agricolo – tolti i vini, in particolare “l’oro bianco” Prosecco, il formaggio Asiago e il radicchio di Treviso – in realtà è uno dei punti deboli. In Veneto abbiamo 91 prodotti alimentari di qualità certificati e per la grande maggioranza si tratta di produzioni minime”.

Gasparini sottolinea che “con l’agroalimentare vendiamo dei brand straor­dinari: Venezia, le città d’arte, la storia…. Bisogna però stare attenti perché i meccanismi sono molto delicati ed è bene evitare di brindare per i successi temporanei. Viviamo problemi analoghi ai nostri competitor, la Lombardia e l’Emilia, con cui ci confrontiamo”.

Torniamo ai prodotti tipici. Fatte alcune eccezioni, la situazione non è così rosea “il fenomeno dei prodotti tipici nasce agli anni 70 e 80 come fattore identitario. La costruzione di un prodotto tipico generalmente e politico-culturale e talora ci si inventa molte cose intorno a un prodotto. Il disciplinare-poi- è un meccanismo a più facce. Uno dei suoi difetti e di limitare la biodiversità perché tutti producono quel prodotto in quel modo preciso il resto scomparirà. Poi interrogarsi su quelle produzioni che vanno ben oltre la capa­cità produttive delle aree vocate. Infine va detto che il consumatore fa fatica a capire i reali processi di produzione”. Certo “un po’ di più consapevolezza rispetto al passato c’è. Resta il fatto è che quando vado a far la spesa al supermercato, nel carrello di prodotti tipici né ne finiscono ben pochi. Nel carrello c’è tutto il mondo, ma poco Veneto. Posso prender ottima pasta fatta in Veneto ma con grano proveniente da chissà dove. Anche se è bene sempre ricordare che non è necessariamente il tipico e km zero sono buoni e di valore. L’Anno del cibo, che ormai ha superato il giro di boa, cosa dovrebbe generare nell’agroalimentare veneto? “Abbiamo tre criticità: redditi, ambiente e paesaggio. I contadini, esclusi i prosecchisti, vengono pagati molto poco. Se le inventano tutte per sopravvivere, dai mercati della terra agli agriturismi. E’ giusto che un contadino che produce latte abbia un reddito adeguato e non il poco che prende oggi. Mi auguro che la ristorazione acceda all’agroalimentare andando direttamente dal contadino e saltando l’intermediazione. Paesaggio e ambiente: evitiamo di arrivare alla monocultura del prosecco ponendoci dei limiti. A mio avviso siamo dentro una “bolla delle bollicine” che prima o poi “sbolla”. Recentemente anche il governatore Zaia ha detto di non piantare più glera. Non possiamo trasformare il Veneto in un vigneto perché quando si impianta una monocultura prima o poi diventerà una commodity (termine inglese che indica un bene per cui c’è domanda ma che è offerto senza differenze qualitative sul mercato ed è fungibile ndr) il prezzo non lo faranno più i produttori. Poi le mono­culture estese hanno problemi ambientali: se prende il raffreddore una pianta, lo prendono anche tutte le altre. Il problema sarà l’insorgenza di nuove patologie perché siamo in mano ai virus e batteri. Il glera è un vitigno generosissimo ma anche delicato. Attenzione poi al paesaggio: in Veneto c’è una situazione a macchia di leopardo. Abbiamo angoli stupendi e angoli di paesaggio agrario consumato. Altro nodo grosso è l’ingresso dei giovani in agricoltura: senza alle spalle un’azienda con un capitale, si fa tanta fatica partire”.

Intervista al prof Danilo Gasparini su L’AZIONE 12 agosto 2018

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Lo sfruttamento e noi complici

21 agosto 2018 Senza categoria Comments (0) 168

Lo sfruttamento e noi, complici inconsapevoli

Sedici braccianti morti nel Foggiano in due giorni in altrettanti incidenti stradali. C’è voluta questa vergognosa doppia tragedia per riportare l’attenzione su quello che è un fenomeno ancora estremamente radicato nelle nostre campagne: lo sfruttamento della manodopera bracciantile. Una ferita figlia di un sistema distorto di cui, purtroppo, anche noi cittadini siamo complici, spesso inconsapevolmente.

Immagino infatti sia capitato a tutti di trovare, nella propria cassetta postale, “volantini” di ipermercati, supermercati e discount che pubblicizzano prodotti sottocosto, sconti imperdibili e altre meraviglie. A leggere determinati prezzi si rimane a bocca aperta, ma cosa c’è dietro tutto questo?

Complice un articolo di Stefano Liberti e Fabio Ciconte uscito su Internazionale, nei giorni scorsi si sono accesi i riflettori sul meccanismo delle aste a doppio ribasso, una pratica di acquisto ampiamente diffusa tra gli operatori della grande distribuzione organizzata (GDO) che mette in difficoltà, con un effetto domino che coinvolge tutti gli attori, l’intera filiera agroalimentare.

Il pomodoro e i suoi derivati sono un caso emblematico di questo sistema: in sostanza, attraverso due aste consecutive, i fornitori sono forzati a fissare prezzi sottocosto per i loro prodotti al solo scopo di “restare nel giro” e di non perdere il posizionamento in scaffale.

Un meccanismo che ovviamente poi obbliga questi stessi fornitori a rifarsi sui produttori, e quest’ultimi sui lavoratori salariati, in un circolo vizioso che puzza dalla testa e che spesso si traduce proprio in fenomeni come quello del caporalato e dello sfruttamento nei campi che oggi, dopo le tragedie di Foggia, piangiamo.

In un pallido tentativo di giustificazione, dai rappresentanti della GDO è emerso il solito mantra dell’impotenza di fronte alla “cattiveria del mercato a cui purtroppo bisogna adeguarsi”, come in sostanza recita il comunicato rilasciato da Eurospin (nota catena italiana di discount) in risposta alle polemiche.

In sintesi il mercato, che non si capisce da chi dovrebbe essere guidato e che ci viene narrato come disinteressato e imparziale, è il sovrano che detta un’unica legge: essere debole coi forti e forte coi deboli per scaricare sempre più in basso le esternalità negative di un sistema che non funziona e che fa gli interessi di pochi a svantaggio di molti.

La ragione profonda alla base di tutto questo è chiara: il cibo è diventato pura commoditysoggetta a una spregiudicata economia di scala che ha come fine ultimo solo ed unicamente l’abbattimento dei prezzi. “Lo vuole il consumatore!”, si dice. E allora la filiera del pomodoronon è l’unica a essere interessata dal fenomeno, ma si potrebbe parlare di quella del latte, dell’olio e persino del vino da tavola o di alcuni formaggi, inclusi eccellenze come il Parmigiano Reggiano.

Il problema è che dietro a un barattolo di passata o di pelati a 0,80€ al litro c’è un sistema produttivo che non può stare in piedi e che soprattutto non può dare qualità, né alimentare né sociale.

Chi ci perde, oggi, sono infatti sia i consumatori che i produttori. I primi perché, dietro l’illusione della convenienza, si vedono propinati prodotti che per forza di cose non possono avere standard qualitativi alti o nascondono situazioni umane non tollerabili per uno stato che si dice civile. I secondi perché sono schiacciati da un meccanismo perverso che li impoverisce e li pone in costante competizione al ribasso alimentando una sanguinosa guerra tra poveri.

Senza dimenticare poi, oltre al già citato altissimo rischio di sfruttamento dei lavoratori, anche i danni agli ecosistemi che un’agricoltura totalmente improntata alla quantità e all’abbattimento dei costi provoca.

Per questo serve una nuova visione da parte dei cittadini, non possiamo più accettare di essere abbindolati da prezzi che sono bassi solo nominalmente perché generano danno (e costi nascosti) a tutto il sistema economico e agricolo. Dobbiamo richiedere prezzi giusti a fronte di una buona qualità, dobbiamo provare radicalmente a incidere su filiere che penalizzano gli ultimi e l’ambiente.

Il consumatore deve essere in grado di scegliere e tale libertà implica conoscenza e informazione. Tenendo ben presente, poi, che anche le politiche agricole sono decisive per delineare il sistema che vogliamo. A questo proposito in Commissione Europea è stata da poco presentata una proposta di direttiva sulle pratiche commerciali sleali che mira a proteggere proprio quei piccoli che ad oggi rischiano più spesso di venire schiacciati.

Se approvata, verrebbero finalmente introdotte regole più chiare per contrastare i metodi sleali come le aste al doppio ribasso e meccanismi di tutela per tutti gli stadi della filiera, riducendo lo strapotere dei colossi della distribuzione. L’augurio è che i governi si facciano rapidamente carico di trasformare in realtà questa proposta.

La strada da percorrere è lunga e complessa, ma dobbiamo avere chiaro dove vogliamo arrivare: salvaguardia della salute del consumatore e dei lavoratori della filiera, remunerazione giusta del produttore, tutela dell’ambiente e cibo di qualità per tutti sono il nostro faro.

 

Carlo Petrini

da La Repubblica dell’8 agosto 2018

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Senza pesticidi si può

14 agosto 2018 Senza categoria Comments (0) 167

Da ARPAT new

Agenzia Regionale Protezione Ambientale della Toscana

Senza pesticidi si può, la strategia di Occhiobello (Rovigo) alla tavola rotonda di Bruxelles

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13/08/2018 07:30

A settembre il Comune veneto sarà al Parlamento Europeo a parlare di pratiche sostenibili

Senza pesticidi si può, la strategia di Occhiobello (Rovigo) alla tavola rotonda di Bruxelles

Primo Comune in Italia ad aderire alla rete di Città libere da pesticidi, Occhiobello siederà al Parlamento europeo il 27 settembre 2018.

L’occasione sarà una tavola rotonda organizzata da PAN Europe* in collaborazione con gli eurodeputati Nicola Caputo (commissione Ambiente), Eric Andrieu e Pavel Poc (commissione Pesticidi) per discutere di politiche europee, strategie locali e prospettive future.

Il Comune di Occhiobello, unica municipalità italiana invitata a parlare, aprirà la sessione sulle strategie locali e le buone pratiche dai Comuni europei.

La sostenibilità ambientale è un concetto ampio che Occhiobello ha cercato di rendere pratica quotidiana da diverso tempo. Il Comune, infatti, da tre anni ha concretizzato una progressiva riduzione nell’uso dei pesticidi nelle aree pubbliche introducendo anche un regolamento che disciplina l’uso di fitosanitari nelle aree private ed extra agricole.

pirodiserboIl diserbo del verde pubblico è oggi del tutto ecologico: diserbo a vapore, pirodiserbo e diserbo meccanico sono le tecniche che hanno sostituito l’utilizzo della chimica consentendo di eliminare completamente prodotti diserbanti e fitosanitari. Non solo, ispirandosi ai principi di Agenda Onu 2030 sullo sviluppo sostenibile, Occhiobello guarda all’ambiente ma anche all’inclusione sociale e alla crescita economica inserendo persone disoccupate e disagiate nelle attività di diserbo meccanico.

diserbo a vapore

Sempre in sintonia con gli obiettivi della sostenibilità, gli atti e le scelte amministrative sono andati di pari passo con l’impegno nel diffondere una coscienza ambientale fra i cittadini, coinvolti direttamente nella prevenzione domestica contro le zanzare. Una ‘lotta biologica’ ex ante in linea con la pluridecennale lotta integrata già avviata a cui si accompagna una pratica affidata al cittadino: a ciascun nucleo familiare è stato consegnato un prodotto polidimetilsiloxano, che consiste in un preparato liquido a base di silicone ecocompatibile da inserire nei tombini e nei sottovasi per impedire la proliferazione delle zanzare.

Una rivoluzione verde che ha dato i suoi frutti soprattutto in termini di partecipazione della cittadinanza, resa maggiormente responsabile e cosciente che la sostenibilità è un valore che si sviluppa a qualsiasi livello. I cittadini si sono fatti attenti osservatori dell’ambiente circostante contribuendo a segnalare focolai di infestazione su cui i tecnici comunali hanno potuto agire tempestivamente.

diserbo manualeLa strategia preventiva contro la proliferazione delle zanzare, ha compreso una mappatura e una classificazione del territorio per considerare il reale rischio di proliferazione (presenza di orti, vegetazione, tombini, ecc). Da maggio a settembre, inoltre, viene effettuato un monitoraggio sulla presenza della zanzare tramite 23 ovitrappole e tre trappole per la cattura tramite CO2 che hanno un valore predittivo sullo sviluppo di possibili infestazioni.

Il 27 settembre a Bruxelles, dunque, per voce del vicesindaco Davide Diegoli, Occhiobello presenterà un ampio percorso di politiche ambientali che stanno contribuendo a modificare l’approccio e le abitudini degli abitanti verso una pratica quotidiana di rispetto per un bene comune come l’ambiente.


Pan Europe è una Ong con sede a Bruxelles, nata nel 1987 con l’obiettivo di limitare l’uso di pesticidi chimici rimpiazzandoli con alternative sostenibili, così da ridurre i danni alla salute pubblica e all’ambiente

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Dietro un piatto c’è un contadino, un ….

27 luglio 2018 Senza categoria Comments (0) 138

Spesso e volentieri il totale distacco dalla realtà agroalimentare e ristorativa che ci circonda è tale e tanto che ci scordiamo che fuori casa sussiste ancora un mondo contadino e agroalimentare che sostanzia la nostra vita, i nostri pasti quotidiani, il nostri riti culinari. E ancora più spesso, per chi lavora nel settore alberghiero-ristorativo, ci si dimentica della filiera, (bella parola!), del campo, della vigna, della stalla, del laboratorio di trasformazione, della latteria piuttosto che del salumificio o della cantina…Salvo poi invocare i prodotti tipici, i prodotti del territorio, le piccole produzioni locali, le DOC, DOP,DOGC…Mai ricordarsi che dietro un piatto ci sta anche un contadino, un allevatore, un vignaiolo, delle facce, delle persone che dedicano la loro vita a coltivare la terra, un atto che accompagna l’umanità dal Neolitico, da dieci mila anni. È la terra che finisce nei nostri piatti, volenti o nolenti. Abbiamo la fortuna e il privilegio, rispetto al cittadino di Milano e di New York di avere la terra fuori casa e di poterla calpestare, odorare, assaggiare, gustare. Perciò ricomporre il percorso, dalla terra alla tavola, from farm to fork , riteniamo abbia una valenza didattica enorme. E ci meraviglia che spesso e volentieri nessun studente dell’alberghiero nella sua esperienza didattica sia entrato in una stalla e che nessun studente dell’agrario sia entrato in una cucina. Incongruenze e contraddizioni del nostro sistema formativo. E poiché il serale è terra di sperimentazione, anche per la qualità degli studenti e per la loro storia personale e professionale, abbiamo deciso di comune accordo di cominciare, di iniziare questa percorso che ci porterà ad esplorare realtà produttive e ristorative le più diverse.

Partiamo da fuori porta …ma ci allargheremo, perché siamo curiosi e vogliamo riempire le nostre cucine, i nostri laboratori di cucina dei sapori della terra. E scopriremo la grande capacità del mondo contadino di adattarsi e modificare i propri indirizzi produttivi e la propria organizzazione con coraggio.

Prof Danilo Gasparini

Professor of agriculture and food history
Department of Agronomy, Food, Natural resources, Animals and Environment (DAFNAE)
Università degli Studi di Padova
Viale dell’Università 16 – 35020 Legnaro (Padova)

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2° TERRAGOSTO

23 luglio 2017 Senza categoria Comments (0) 188

LA FESTA DI FERRAGOSTO PER CHI AMA LA TERRA

MARTEDI’ 15 agosto ci troveremo alle ore 20,00 presso i campi della Biofattoria sociale della riviera del Brenta RAIXE via Barbariga 93 STRA (VE) per una serata di immersione nella natura. Menù (è work in progress e saranno possibili variazioni):
Affettati,
verdure fritte,
Sottoli e sottaceti,
Formaggi,
Cracker biologici con crema di melanzane e crema di zucchine
Zuppa di cereali e legumi,
Tabulè (ricetta classica vegetale di alcuni paesi orientali),
Bovoletti aglio e olio,
Calamari fritti,
Cruditè di verdure,
Melone ed Anguria,
Pane biologioco
Vino e Birra,Acqua minerale

Attenzione prenotarsi per tempo.
PRENOTAZIONI presso 3703137274 contatto Raixe indicando nome cognome, n° partecipanti, n° soci, n° cell
oppure email a slowfood.riv_del_brenta(AT)alice.it

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INTERVISTA AL TITOLARE DEL TORRONIFICIO SCALDAFERRO A DOLO (VE)

13 giugno 2017 Senza categoria Comments (0) 178

INTERVISTA A MARCO SCALDAFERRO

Slow Food:Buon giorno signor Marco la sua azienda ha una tradizione secolare

Marco : In effetti il primo mandorlato nasce nel 1919 e si è sempre prodotto fino ad oggi nel solco della tradizione, con prodotti di prima qualità, ma con spirito di innovazione per dare al consumatore un merce di qualità con ingredienti certificati.

Slow Food: recentemente, lo scorso anno mi sembra, avete aperto una gelateria nei locali di un vecchio ristorante sulla riviera del Brenta, realizzando pochi gusti ma di alta qualità e da quest’anno avete inserito quello che voi chiamate “Aperigelato” . Un abbinamento tra gelato, vini e formaggi da gustare prima di cena.

Marco: Abbiamo cominciato a produrre gelato perché non trovavamo un gelato veramente artigianale in zona . Abbiamo cominciato a sperimentare una ricetta nuova utilizzando solo l’amido della tapioca e non utilizzando grassi idrogenati, agar agar.

Lo scorso anno abbiamo riscontrato che l’amido tendeva ad indurire il gelato, e, sempre nell’ottica della sperimentazione per migliorare il prodotto, quest’anno abbiamo bilanciato gli zuccheri ed utilizzato una nuova macchina che migliora l’areazione del gelato. L’idea dell’”Aperigelato” ci è venuta per accontentare la fascia di clienti che cercava un aperitivo fresco, giovane ed estivo prima di andare a cena e per far degustare in Riviera un gelato gastronomico.

Abbiamo cominciato a fare i gelati salati a base di verdure locali e quindi gelato al rosmarino, sorbetto ai peperoni rossi, sorbetto al pomodoro e basilico, sorbetto alle carote, sorbetto al pistacchio che abbiniamo con formaggi e mozzarelle e con vini di qualità. Le mozzarelle ci arrivano giornalmente da un caseificio in provincia di Bari, le verdure sono tutte a chilometro zero. Il pane è prodotto in uno dei pochi forni a legna che ancora funzionano.

I vini sono stati scelti anche allo scopo di avvicinare i giovani a bere bene cercando di allontanarli dagli spritz e dalle bibite gassate ed eccessivamente zuccherate.

I menù cambieranno mensilmente per restare aderenti ai prodotti di stagione. Saranno disponibili schede tecniche per permettere una maggiore conoscenza da parte dei consumatori di quello che stanno degustando. In ogni caso saremo sempre disponibili a spiegare quello che proponiamo. Il progetto prevede di proseguire nell’autunno e da dicembre in poi con la caffetteria, dove useremo solamente caffè Giamaica di Gianni Frasi , e con la cioccolateria dove proporremo 3 diversi cioccolati caldi e 5 tipi di thè oltre a tre tisane.

Sarà acceso il caminetto e sarà realizzata una sala di lettura dove i nostri clienti potranno degustare i cioccolati o le tisane leggendo un buon libro. Seguendo il motto di Slow Food, Buono Pulito e Giusto.

Slow Food: La ringraziamo signor Marco e le auguriamo buona fortuna.

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UN INTRIGANTE ABBINAMENTO FRA CULTURA E GASTRONOMIA

3 febbraio 2017 Senza categoria Comments (0) 162

L’ultimo week-end di Gennaio, (sabato 28 e domenica 29) si è svolto a Noventa Padovana una coinvolgente rassegna gastronomica dedicata al maiale: “Sua maestà il maiale, tutto il buono del maiale” organizzata da Leopoldo Simonato (Veneto a tavola). Fra gli altri stuzzicanti avvenimenti, il sabato abbiamo assistito a una lezione”Far sui saeadi”, guidata da (Antonio) un esperto norcino sulla preparazione di cotechini, salsicce, salami ecc. La domenica abbiamo approfondito l’esperienza con un altro competente norcino, proveniente dalla suggestiva valle dei Mocheni in Trentino, (vicino Pergine), che fra l’altro ci ha mostrato la preparazione di un tipico delizioso prodotto trentino la carne salada.

Il macellaio Nicola era assistito dalla cordiale moglie Susi Andreatta, che, con piacere, abbiamo scoperto essere anche una scrittrice, che ha pubblicato diversi libri di genere fantasy. Un intrigante abbinamento fra cultura e gastronomia. E’ stata, fra l’altro, l’ideatrice di una saga medioevale che ha entusiasmato parecchi lettori“La saga di Adrian”. Conversando con Susi abbiamo scoperto che di mestiere fa l’ostessa e per passione scrive audaci racconti di avventura. Le sue narrazioni di ambiente medioevale, si svolgono nelle splendide e magiche valli del Trentino dove l’autrice e nata e vive. Questi ambienti incantati per le bellezze naturali e ricchezza di tradizioni hanno sicuramente influenzato gli scritti dell’autrice che vi vengono ambientati con cura e precisione. Gli ultimi romanzi di Susi sono una trilogia di storie che hanno come titolo principale “Il mondo di ghiaccio“. E’ un’epopea inserita in un futuro, neanche troppo incredibile, che fa riflettere su temi e problematiche ambientali che sono care a tutti noi.

Durante questa piacevole chiacchierata, Susi ci ha detto che :pubblica i libri da sola, perché ritiene che sia il miglior modo di divulgarli e mantenere un più stretto contatto con i lettori, afferma che c’è più soddisfazione a fare da sola, è importante, infatti, mettersi alla prova e credere con passione nel proprio progetto. Si promuove innanzitutto nei mercati e nelle fiere, dove si diverte e stabilisce un più stretto rapporto con i lettori.

Che dire: è stata veramente una bella scoperta, grazie a slow food, abbiamo trovato un collegamento fra i libri e il buono , pulito e giusto.

RITA MORINI

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