Dietro un piatto c’è un contadino, un ….

27 luglio 2018 Senza categoria Comments (0) 62

Spesso e volentieri il totale distacco dalla realtà agroalimentare e ristorativa che ci circonda è tale e tanto che ci scordiamo che fuori casa sussiste ancora un mondo contadino e agroalimentare che sostanzia la nostra vita, i nostri pasti quotidiani, il nostri riti culinari. E ancora più spesso, per chi lavora nel settore alberghiero-ristorativo, ci si dimentica della filiera, (bella parola!), del campo, della vigna, della stalla, del laboratorio di trasformazione, della latteria piuttosto che del salumificio o della cantina…Salvo poi invocare i prodotti tipici, i prodotti del territorio, le piccole produzioni locali, le DOC, DOP,DOGC…Mai ricordarsi che dietro un piatto ci sta anche un contadino, un allevatore, un vignaiolo, delle facce, delle persone che dedicano la loro vita a coltivare la terra, un atto che accompagna l’umanità dal Neolitico, da dieci mila anni. È la terra che finisce nei nostri piatti, volenti o nolenti. Abbiamo la fortuna e il privilegio, rispetto al cittadino di Milano e di New York di avere la terra fuori casa e di poterla calpestare, odorare, assaggiare, gustare. Perciò ricomporre il percorso, dalla terra alla tavola, from farm to fork , riteniamo abbia una valenza didattica enorme. E ci meraviglia che spesso e volentieri nessun studente dell’alberghiero nella sua esperienza didattica sia entrato in una stalla e che nessun studente dell’agrario sia entrato in una cucina. Incongruenze e contraddizioni del nostro sistema formativo. E poiché il serale è terra di sperimentazione, anche per la qualità degli studenti e per la loro storia personale e professionale, abbiamo deciso di comune accordo di cominciare, di iniziare questa percorso che ci porterà ad esplorare realtà produttive e ristorative le più diverse.

Partiamo da fuori porta …ma ci allargheremo, perché siamo curiosi e vogliamo riempire le nostre cucine, i nostri laboratori di cucina dei sapori della terra. E scopriremo la grande capacità del mondo contadino di adattarsi e modificare i propri indirizzi produttivi e la propria organizzazione con coraggio.

Prof Danilo Gasparini

Professor of agriculture and food history
Department of Agronomy, Food, Natural resources, Animals and Environment (DAFNAE)
Università degli Studi di Padova
Viale dell’Università 16 – 35020 Legnaro (Padova)

Continue Reading

2° TERRAGOSTO

23 luglio 2017 Senza categoria Comments (0) 117

LA FESTA DI FERRAGOSTO PER CHI AMA LA TERRA

MARTEDI’ 15 agosto ci troveremo alle ore 20,00 presso i campi della Biofattoria sociale della riviera del Brenta RAIXE via Barbariga 93 STRA (VE) per una serata di immersione nella natura. Menù (è work in progress e saranno possibili variazioni):
Affettati,
verdure fritte,
Sottoli e sottaceti,
Formaggi,
Cracker biologici con crema di melanzane e crema di zucchine
Zuppa di cereali e legumi,
Tabulè (ricetta classica vegetale di alcuni paesi orientali),
Bovoletti aglio e olio,
Calamari fritti,
Cruditè di verdure,
Melone ed Anguria,
Pane biologioco
Vino e Birra,Acqua minerale

Attenzione prenotarsi per tempo.
PRENOTAZIONI presso 3703137274 contatto Raixe indicando nome cognome, n° partecipanti, n° soci, n° cell
oppure email a slowfood.riv_del_brenta(AT)alice.it

Continue Reading

INTERVISTA AL TITOLARE DEL TORRONIFICIO SCALDAFERRO A DOLO (VE)

13 giugno 2017 Senza categoria Comments (0) 107

INTERVISTA A MARCO SCALDAFERRO

Slow Food:Buon giorno signor Marco la sua azienda ha una tradizione secolare

Marco : In effetti il primo mandorlato nasce nel 1919 e si è sempre prodotto fino ad oggi nel solco della tradizione, con prodotti di prima qualità, ma con spirito di innovazione per dare al consumatore un merce di qualità con ingredienti certificati.

Slow Food: recentemente, lo scorso anno mi sembra, avete aperto una gelateria nei locali di un vecchio ristorante sulla riviera del Brenta, realizzando pochi gusti ma di alta qualità e da quest’anno avete inserito quello che voi chiamate “Aperigelato” . Un abbinamento tra gelato, vini e formaggi da gustare prima di cena.

Marco: Abbiamo cominciato a produrre gelato perché non trovavamo un gelato veramente artigianale in zona . Abbiamo cominciato a sperimentare una ricetta nuova utilizzando solo l’amido della tapioca e non utilizzando grassi idrogenati, agar agar.

Lo scorso anno abbiamo riscontrato che l’amido tendeva ad indurire il gelato, e, sempre nell’ottica della sperimentazione per migliorare il prodotto, quest’anno abbiamo bilanciato gli zuccheri ed utilizzato una nuova macchina che migliora l’areazione del gelato. L’idea dell’”Aperigelato” ci è venuta per accontentare la fascia di clienti che cercava un aperitivo fresco, giovane ed estivo prima di andare a cena e per far degustare in Riviera un gelato gastronomico.

Abbiamo cominciato a fare i gelati salati a base di verdure locali e quindi gelato al rosmarino, sorbetto ai peperoni rossi, sorbetto al pomodoro e basilico, sorbetto alle carote, sorbetto al pistacchio che abbiniamo con formaggi e mozzarelle e con vini di qualità. Le mozzarelle ci arrivano giornalmente da un caseificio in provincia di Bari, le verdure sono tutte a chilometro zero. Il pane è prodotto in uno dei pochi forni a legna che ancora funzionano.

I vini sono stati scelti anche allo scopo di avvicinare i giovani a bere bene cercando di allontanarli dagli spritz e dalle bibite gassate ed eccessivamente zuccherate.

I menù cambieranno mensilmente per restare aderenti ai prodotti di stagione. Saranno disponibili schede tecniche per permettere una maggiore conoscenza da parte dei consumatori di quello che stanno degustando. In ogni caso saremo sempre disponibili a spiegare quello che proponiamo. Il progetto prevede di proseguire nell’autunno e da dicembre in poi con la caffetteria, dove useremo solamente caffè Giamaica di Gianni Frasi , e con la cioccolateria dove proporremo 3 diversi cioccolati caldi e 5 tipi di thè oltre a tre tisane.

Sarà acceso il caminetto e sarà realizzata una sala di lettura dove i nostri clienti potranno degustare i cioccolati o le tisane leggendo un buon libro. Seguendo il motto di Slow Food, Buono Pulito e Giusto.

Slow Food: La ringraziamo signor Marco e le auguriamo buona fortuna.

Continue Reading

UN INTRIGANTE ABBINAMENTO FRA CULTURA E GASTRONOMIA

3 febbraio 2017 Senza categoria Comments (0) 107

L’ultimo week-end di Gennaio, (sabato 28 e domenica 29) si è svolto a Noventa Padovana una coinvolgente rassegna gastronomica dedicata al maiale: “Sua maestà il maiale, tutto il buono del maiale” organizzata da Leopoldo Simonato (Veneto a tavola). Fra gli altri stuzzicanti avvenimenti, il sabato abbiamo assistito a una lezione”Far sui saeadi”, guidata da (Antonio) un esperto norcino sulla preparazione di cotechini, salsicce, salami ecc. La domenica abbiamo approfondito l’esperienza con un altro competente norcino, proveniente dalla suggestiva valle dei Mocheni in Trentino, (vicino Pergine), che fra l’altro ci ha mostrato la preparazione di un tipico delizioso prodotto trentino la carne salada.

Il macellaio Nicola era assistito dalla cordiale moglie Susi Andreatta, che, con piacere, abbiamo scoperto essere anche una scrittrice, che ha pubblicato diversi libri di genere fantasy. Un intrigante abbinamento fra cultura e gastronomia. E’ stata, fra l’altro, l’ideatrice di una saga medioevale che ha entusiasmato parecchi lettori“La saga di Adrian”. Conversando con Susi abbiamo scoperto che di mestiere fa l’ostessa e per passione scrive audaci racconti di avventura. Le sue narrazioni di ambiente medioevale, si svolgono nelle splendide e magiche valli del Trentino dove l’autrice e nata e vive. Questi ambienti incantati per le bellezze naturali e ricchezza di tradizioni hanno sicuramente influenzato gli scritti dell’autrice che vi vengono ambientati con cura e precisione. Gli ultimi romanzi di Susi sono una trilogia di storie che hanno come titolo principale “Il mondo di ghiaccio“. E’ un’epopea inserita in un futuro, neanche troppo incredibile, che fa riflettere su temi e problematiche ambientali che sono care a tutti noi.

Durante questa piacevole chiacchierata, Susi ci ha detto che :pubblica i libri da sola, perché ritiene che sia il miglior modo di divulgarli e mantenere un più stretto contatto con i lettori, afferma che c’è più soddisfazione a fare da sola, è importante, infatti, mettersi alla prova e credere con passione nel proprio progetto. Si promuove innanzitutto nei mercati e nelle fiere, dove si diverte e stabilisce un più stretto rapporto con i lettori.

Che dire: è stata veramente una bella scoperta, grazie a slow food, abbiamo trovato un collegamento fra i libri e il buono , pulito e giusto.

RITA MORINI

Continue Reading

Dona per una buona casa….di Slow Food

14 gennaio 2017 Senza categoria Comments (0) 120

L’immobile in Via Mendicità Istruita, 14 a Bra, la sede storica di Slow Food in Italia, è in vendita!

L’IPOTESI DI ACQUISTO
Con la proposta di vendita da parte del proprietario è seguito un interesse all’acquisto da parte di Slow Food Italia che intende utilizzare per le attività associative la porzione attualmente occupata.

L’ipotesi prevede un investimento di circa 500.000 euro.

I soci possono contribuire tramite una libera elargizione che può essere può essere versata direttamente sul conto di Slow Food Italia:
CAUSALE:
Raccolta fondi per una buona Casa
COORDINATE IBAN:
IT32 0033 5901 6001 00000146 583

o per comodità tramite la nostra Condotta o durante le manifestazioni che organizziamo o tramite il fiduciario. Tutto quanto raccolto entro il 31 dicembre sarà versato integralmente sul conto di Slow Food Italia.

Dare alla chiocciola il proprio guscio permette di dare un segnale forte rispetto alla consistenza della nostra organizzazione. La casa di Bra sarà la casa di tutta la nostra organizzazione: ecco il valore politico di questa iniziativa di raccolta fondi.

Porta la tua Condotta Slow Food nella storia, grazie per il tuo sostegno.

Continue Reading

SUA MAESTA’ IL MAIALE

11 gennaio 2017 Senza categoria Comments (0) 138

Nel W.E. di fine gennaio a Noventa Padovana presso la Barchessa del Parco Fornace, Veneto a Tavola con la collaborazione del Comune di Noventa Padovana e della nostra Condotta organizza la manifestazione “Sua Maestà il Maiale” una rassegna gastronomica dedicata al maiale.

Vi invitiamo tutti a partecipare

 

 

 

 

 

 

 

 

Noi saremo presenti con un banchetto promozionale e il nostro chef “chiocciolato” Galdino ci delizierà con le sue preparazioni.

Venerdì 27 vi consiglio la cena al Sogno per prenotare telefonata a 0415770471

Ecco il MENU’ cenamaiale

Continue Reading

SLOW FOOD VENETO HA RICEVUTO IL PREMIO “COLTIVIAMO IL FUTURO”

6 gennaio 2017 Senza categoria Comments (0) 96

 

Alla C/A di
Slow Food Veneto
Bra, 16 dicembre 2016
Oggetto: conferimento del Premio “Coltiviamo il Futuro” per il supporto al progetto “10.000
Orti in Africa” di Slow Food
Caro Mauro,
Il progetto degli Orti in Africa di Slow Food ha fatto tanta strada grazie al contributo di
migliaia di sostenitori che, come voi, hanno creduto nella possibilità di un cambiamento
basato sulle comunità locali e sul riscatto dei prodotti e dei saperi tradizionali.
In Africa, gli orti Slow Food mettono al centro la dignità delle persone e il rispetto per la
biodiversità locale, e permettono alle comunità di diventare motore di questo cambiamento.
Con grande piacere, dunque, vi invio il nostro riconoscimento per aver dimostrato un forte
spirito di solidarietà verso l’Africa attraverso il sostegno al progetto degli orti. In questo
continente, dove le ingiustizie del sistema alimentare mondiale sono sempre più evidenti, gli
orti di Slow Food rappresentano tanti piccoli semi per futuro più giusto e sostenibile.
Ne approfitto per inviarvi alcuni materiali relativi a una grande campagna internazionale
lanciata in questi mesi per sostenere i progetti di Slow Food a difesa della biodiversità (tutte
le informazioni sul sito dona.slowfood.it).
Slow Food, come sapete, rappresenta una rete di milioni di persone e lavora in oltre 160 paesi
per salvare la biodiversità e cambiare un’agricoltura che danneggia l’ambiente e compromette
la nostra salute.
Continuate a camminare al nostro fianco, aiutateci a diffondere il più possibile questa
campagna.
Con i migliori Auguri di Buone Feste
Cordiali Saluti
Carlo Petrini

Continue Reading

VINO CHE FARE?

5 gennaio 2017 Senza categoria Comments (0) 53

Il vino, oggi, non può sfuggire al quesito fondamentale che si pone a tutto il pianeta: che fare? L’uso indiscriminato delle risorse, il loro esaurimento sottotraccia e neanche tanto, tenuto nascosto dai governi e dalle istituzioni internazionali, salvo enunciazioni di circostanza, non può non preoccupare in maniera sensibile i cuori che non si piegano al cinismo. La battaglia, da molti anni, che vede associazioni provenienti da ogni angolo del vivibile, fra le quali Slow Food, la conosciamo ed è decisivo sostenerla con grande energia. Riguardo alla nostra piccola lezione, dobbiamo dire che intensa e costruttiva è la confusione sotto il cielo. Si tratta, naturalmente, di una piacevole contraddizione che cercheremo di spiegare. Dagli anni ottanta in poi del secolo breve di hobsbawniana memoria, il nettare bacchico ne ha fatta di strada. Messa a riposo, senza tanti rimpianti, la “vecchia” tradizione, contadina o nobile che fosse, fra i cinquanta e i settanta, attrezzati della miglior e stupefacente tecnologia, fino agli incredibili effetti speciali, abbiamo riprogettato il vino. Acciaio in primis, mirabili armature per lanciarsi alle crociate. Finalmente vini non più spuri, ovvero perfetti, inappuntabili; ma, ahinoi, per dirla con Cocciante, “belli senz’anima”. Fortunatamente, lungo il viaggio per la terrasanta, ecco la fologorazione sulla via…: la barrique! Onnipresente totem imprescindibile, da cui l’orripilante aggettivo barricato. A seguire vini cioccolatosi, potenti, superconcentrati, “monstre”. Terribilmente uguali: dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno. Da qui, qualcuno, invece di certezze, ha cominciato a “coltivare” dubbi. Il vino nasce dalla terra, da un’agricoltura sana, rispettosa, volta alla qualità. L’acciaio e la barrique sono solo strumenti, che servono, in realtà, a produrre vini in molti casi assai buoni. E’ l’uomo che deve decidere, seguire il proprio cammino ed esprimere le straordinarie diversità dell’essere. In questi anni, diciamo dal duemila in poi, si sono sviluppati con slancio i concetti di biologico, biodinamico e naturale. La natura difesa con la natura e la scienza al suo servizio. La grande sfida è sempre quella di vivere il proprio tempo consapevoli delle origini e determinati nel futuro. CHECCHETTO Roberto

Continue Reading

A PROPOSITO DI EXPO

5 gennaio 2017 Senza categoria Comments (0) 54

Siamo prossimi: il 1° maggio parte l’Expo che ha per tema il Cibo, “come nutrire il pianeta energia per la vita”. Una grande kermesse internazionale dove dovrebbero essere trattate tutte le tematiche inerenti al cibo, ma soprattutto dare risposte a chi il cibo non ce l’ha. La decisione che assegnò l’Expo a Milano è del 31 marzo 2008, l’assegnatario il Bie Comitato internazionale per le esposizioni. Da questa data cominciano subito i litigi tutti interni alla politica (destra), spartizione delle poltrone, incarichi per gli appalti da cui sono derivate abbondanti corruzioni, consulenze a peso d’oro. Soldi dei contribuenti buttati e lavori rallentati. Nel 2009Carlo Petrini, presidente internazione di Slow Food, si fece ispiratore del progettoOrto Botanico Planetario; l’idea era quella di un Expo verde e sostenibile e non di mega strutture d’acciaio e cemento. Il progetto, ideato da cinque famosi architetti tra cui l’ex-assessore Stefano Boeri, doveva essere un viale trasformato in una “tavola planetaria” che i Paesi del mondo avrebbero imbandito con i prodotti e le colture del pianeta. Un parco agroalimentare, un grande orto che doveva restare a disposizione dei milanesi anche dopo la chiusura dell’esposizione. Il progetto venne definitivamente abbandonato nel 2011, a tale proposito il segretario del BieVicente Loscertales disse “non possiamo pensare che 150 mila visitatori vengano ogni giorno a Milano per vedere come si coltivano le melanzane del Togo” e aggiunse “per vivere serve più di un orto, non vuol dire che dobbiamo essere tutti vegetariani”: grand’uomo questo Loscertales. Chi avrebbe pagato il biglietto? Come si poteva non cementificare, visto che è l’esercizio più in voga in questo Paese, e la corruzione? Nel novembre 2013 si comincia a discutere del Protocollo di Milano nel 5° forum internazionale promosso dalla Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition (il 6° forum si è tenuto nel dicembre 2014) con l’obiettivo di sensibilizzare il Governo e le istituzioni sull’urgenza di agire nei confronti delle sfide per rendere il sistema agroalimentare globale realmente sostenibile: abbattimento del 50% entro il 2020 dell’impressionante cifra di 1,3 miliardi di tonnellate di cibo sprecato nel mondo, attuazione di riforme agrarie e lotta alla speculazione finanziaria, lotta alla fame e all’obesità attraverso la promozione di stili di vita sani. A tale proposito nell’ottobre 2014 al Salone del Gusto e Terra Madre di Torino Jamie Oliver, lo chef e attivista alimentare è intervenuto con Carlo Petrini a sostegno del protocollo. “Il protocollo di Milano unisce le persone, le imprese e i governi in un fronte unico, cosicché insieme possiamo sfidare lo status quo, richiedere pratiche più etiche e sostenibili nell’industria alimentare e assicurare un futuro migliore per i nostri bambini. Unendoci in una voce globale con un obiettivo comune, possiamo garantire un cambiamento positivo e duraturo”. Altresì Petrini afferma “il Protocollo di Milano è una straordinaria opportunità di sintonizzare su un sentire comune tante attenzioni, tante opportunità di cambiamento e soprattutto accompagnare fin dall’inizio il processo di costruzione del Protocollo: chi lo firma e lo sostiene si impegna formalmente; elementi chiari che consentano politiche produttive e di governo altrettanto chiare, traducibili in azioni e che siano, a distanza di tempo, verificabili” Il 7 febbraio 2015 a Milano Expo delle Idee, una giornata di confronto per riempire di contenuti la “Carta di Milano” un documento programmatico e impegno collettivo a favore di un’alimentazione equa e sostenibile. Esperti divisi in 42 tavoli tematici con l’obiettivo di dare un’anima all’Esposizione Internazionale. Ad oggi i lavori proseguono con la supervisione del presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone, sono stati venduti 8 milioni di biglietti, si avvicina il giorno dell’apertura. Rimangono alcune perplessità: esiste il pericolo che Expo sia solamente un’occasione per promuovere il cibo come merce, la sensazione che a Milano ci saranno tanti visitatori dove metteremo in mostra il nostro made in Italy, ma ci sarà anche tanto cemento messo in bellavista dalle grandi multinazionali del cibo e tante, tante abbuffate (sono previsti 120 punti di ristorazione) insomma un grande luna park con un evanescente futuro dopo la chiusura della Kermesse. Ma sono soprattutto le tematiche da affrontare e condividere quelle che destano preoccupazione. Ai governi presenti all’Expo bisognerà chiedere di rendere conto dello stato dei terreni agricoli del Mondo, bisognerà chiedere come in presenza di una sovrabbondanza di produzione di cibo ci siano ancora 868 milioni di persone che soffrono la fame. Bisognerà dare risposte economiche e finanziarie a quei Paesi che in molte situazioni sono già stati derubati delle loro materie prime e oggi non hanno i mezzi per comprare sementi e cibo. Bisognerà chiedere conto ai governanti del Mondo sull’escalation continua della produzione e vendita di armi in un mondo sempre più in guerra e nello stesso tempo non trovare i soldi per mettere fine alla fame. Agli organizzatori di Expo chiedere perché non ci sono a Milano i pescatori, i contadini, i formaggiari e trasformatori, perché non è rappresentata l’agricoltura famigliare che rimane la più grande economia di soddisfacimento dei bisogni primari degli esseri viventi. Comunque a Milano ci andremo, ci dobbiamo andare, sarà un’occasione unica per il nostro Paese attorno ad una tematica che ci coinvolge quotidianamente. Sarà sicuramente un’esperienza straordinaria, un luna park dove ognuno di noi troverà la sua o le sue giostre: potrete scegliere di visitare il padiglione della Monsanto per capire come e a quali condizioni intende sfamare il pianeta, oppure il padiglione di Slow Food con il tema della biodiversità nell’ambito della filiera lattiero-casearia nella logica del buono, pulito e giusto. Presenza, partecipazione e soprattutto coerenza con uno scenario del mondo dove si inseriscono nuove regole nella suddivisione della torta: che ognuno abbia la sua fetta e sia in grado di poterla comperare.Arrivederci a Milano!
<a href=”https://ilcoquinario.wordpress.com/category/galdino-dice/” title=”a proposito di expo” target=”_blank”>Articolo tratto dal Blog IL COQUINARIO</a>

Continue Reading

Natale, lo spirito giusto? Evitare spreco

5 gennaio 2017 Senza categoria Comments (0) 46

Carlo Petrini Slow Food Parlare dell’accoppiata cibo e Natale è un po’ come sfondare una porta aperta. Come per tutte le principali feste religiose, nell’ambito di ogni tipo di culto, e per molte altre tradizioni che scandiscono il nostro annuario, il legame con ciò che ci nutre è inscindibile e determinante. Il rito prevede quasi sempre cibo, oppure divieti in tal senso. È quasi banale ricordare il ramadan, tutte le feste ebraiche, ma anche come nelle religioni orientali il rapporto con l’alimentazione sia qualcosa che riveste anche una funzione profondamente spirituale, si pensi per esempio alla tipica dieta coreana, una sorta di ying e yang quotidiano tradotto nel piatto. Si prova a nutrire l’anima, oltre che il corpo. Inoltre si pratica una forma di rispetto verso se stessi e la propria comunità, tanto più nel momento in cui i riti sono condivisi.
Se guardiamo al Natale è però evidente come la celebrazione sia collettivamente sfociata in una scialba parodia consumistica di ciò che la festa religiosa rappresenta in origine. Segno dei tempi. Spesso diventa una scusa per una bella abbuffata, con conseguente spreco di denaro, salute e cibo che inevitabilmente finisce nella spazzatura. Essendo agnostico convinto, non posso farmi portavoce di un richiamo ai valori che per un cristiano il Natale comporta, ma certo un po’ più di attenzione a non sprecare, a farsi del bene, alla ricerca assieme agli altri di un poco di felicità, secondo le proprie inclinazioni, attitudini e retroterra culturale, ci vorrebbe davvero. Si potrebbe, da non credente, tradurre il tutto a un richiamo per una maggiore sobrietà, ma nel senso che abbiamo precisato con Enzo Bianchi durante le Repubblica delle Idee a Reggio Emilia: «Sobrietà non come rinuncia, ma distanza dall’eccesso».
Questa distanza dal vortice natalizio, fatto troppo frequentemente più di quantità che non di qualità, potrebbe intanto indurci a riflettere, a pensare per esempio a come le ricette che cuciniamo a Natale, esattamente come le preparazioni previste da tutti gli altri precetti religiosi dei vari culti o anche da altri tipi di riti a tavola (penso al thanksgiving statunitense e al suo simbolico tacchino) siano qualcosa che in varie forme le nostre famiglie hanno fatto proprie e adattato. Sono un pezzo della nostra identità singola e collettiva, personale e comunitaria, e non ci rendiamo conto abbastanza di quanto dicano di noi stessi. Svilendole, sviliamo noi e i nostri rapporti umani.
In una conferenza durante il Salone internazionale del Gusto e Terra Madre, la scrittrice Claudia Roden ha ricordato come lei, assieme a tutti i rifugiati in Inghilterra dopo la Crisi del Canale di Suez nel 1956, sentisse primariamente l’esigenza di raccogliere ricette, e di raccontarle agli altri. Era tutto uno scambiarsi d’istruzioni in cucina: la mia famiglia fa così, io faccio cosà… C’erano l’urgenza e la paura di essere dimenticati, che tutto ciò che si praticava a tavola, nel convivio con i propri cari e nel contesto della propria cultura, potesse sparire per sempre una volta immersi in un’altra nazione, sradicati dalla propria casa.
Mentre prepariamo il pranzo o la cena di Natale, mentre siamo a tavola con le nostre famiglie, pensiamo al valore immenso di cosa mettiamo nei piatti, a ciò che rappresenta in termini di relazioni e di appartenenza a una cultura. Custodiamolo dal diluvio consumistico che ci assale in quei giorni, raccontiamocelo mentre lo pratichiamo, anche se ci può sembrare ormai scontato. Perché alla fine è ciò che ci accomuna, nelle differenze, a tutte le altre culture del mondo; è ciò che ci rende umani, cioè esseri in grado di essere felici. È un peccato non provarci con il cibo delle feste.

Continue Reading