CHEESE A BRA

5 gennaio 2017 Senza categoria Comments (0) 342

Dal 18 al 21 settembre 2015 a Bra si terrà CHEESE 2015.
Oltre 3000 metri quadri del Mercato dei Formaggi, i Presidi Slow Food in via Marconi e in via Principe di Piemonte,
Sotto il porticato di via Garibaldi, Gran Sala dei formaggi e del vino, il meglio dell’Europa casearia tra le etichette della Banca del Vino ,
Piazza della Pizza , con spazio didattico in cui grandi e piccini possono mettere le mani in pasta e Laboratori di Pizza nei cui spazi noti pizzaioli si racconteranno e racconteranno le loro ricette.
Piazza della birra con molti micro birrifici che esporranno le loro birre artigianali,
Le cucine di strada in piazza XX Settembre e nel cortile delle scuole maschili
Queste sono alcune delle manifestazioni che troverete andando a CHEESE 2015.
Trovate altre informazioni al seguente link <a href=”http://cheese.slowfood.com/it/” target=”_blank”>CHEESE2015</a> .
“L’Italia conta 7.300.000 capi, molti ma non moltissimi rispetto ai 35.000.000 dell’Inghilterra o ai quasi 12 della Spagna. Il 50 per cento di questi esemplari si trova in Sardegna. E si scopre che anche da noi la riduzione è netta: in Sardegna, ad esempio, rispetto a dieci anni or sono si sono persi un milione di capi. E in tutta Europa si registra un arretramento. Una delle cause è rappresentata certamente dalla cosiddetta “lingua blu”, una virosi che colpisce in particolare i ruminanti di piccola taglia e che ha comportato molti abbattimenti. Ma non può essere solo la malattia a ridurre in modo così drastico il gregge nazionale. E non possono essere neppure i tanto temuti e colpevolizzati lupi, del tutto assenti in Sardegna.
E allora quell’inquietudine vaga ed emotiva deve tradursi in un ragionamento. E il ragionamento ci porta ad alcune possibili cause del fenomeno, che alla fin fine riconducono alla impossibilità di un reddito adeguato per gli allevatori e i pastori. La lana, se non è di razze particolarmente pregiate, non la vuole più nessuno, è considerata un rifiuto speciale, e dunque un costo per lo smaltimento. Il latte ovino, per quelli che ancora mungono pecore (e sono sempre meno) è ceduto alla stalla a un prezzo medio inferiore all’euro: pensate un attimo al tempo che occorre per mungere 100, 200 pecore raccogliendo meno di un litro di latte a capo e alla fatica, e vi renderete conto che un euro, anzi meno di un euro al litro, è vergognosamente basso. E comunque va detto – ed è la terza ragione delle difficoltà del comparto – che i consumi di pecorini stagionati sono in costante calo. Le giovani generazioni non amano quei sentori forti, un poco piccanti e l’odore animale che sempre si sprigiona da un cacio pecorino stagionato. E l’unico modo per garantire un buon prezzo del latte alla stalla sarebbe appunto quello di produrre formaggi affinati e non formaggi freschi che vanno a posizionarsi su di un mercato dominato dall’industria casearia. Certo, qualche nicchia resiste, i nostri Presidi reggono ancora, ma le grandi produzioni delle cooperative sarde ad esempio, sono in difficoltà grave. I giovani mangiano formaggi dolci, tendenzialmente insapori, morbidi e grassi.”
Parte dell’articolo è tratto dal sito di Slow Food Cheese 2015

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