Dona per una buona casa….di Slow Food

14 gennaio 2017 Senza categoria Comments (0) 120

L’immobile in Via Mendicità Istruita, 14 a Bra, la sede storica di Slow Food in Italia, è in vendita!

L’IPOTESI DI ACQUISTO
Con la proposta di vendita da parte del proprietario è seguito un interesse all’acquisto da parte di Slow Food Italia che intende utilizzare per le attività associative la porzione attualmente occupata.

L’ipotesi prevede un investimento di circa 500.000 euro.

I soci possono contribuire tramite una libera elargizione che può essere può essere versata direttamente sul conto di Slow Food Italia:
CAUSALE:
Raccolta fondi per una buona Casa
COORDINATE IBAN:
IT32 0033 5901 6001 00000146 583

o per comodità tramite la nostra Condotta o durante le manifestazioni che organizziamo o tramite il fiduciario. Tutto quanto raccolto entro il 31 dicembre sarà versato integralmente sul conto di Slow Food Italia.

Dare alla chiocciola il proprio guscio permette di dare un segnale forte rispetto alla consistenza della nostra organizzazione. La casa di Bra sarà la casa di tutta la nostra organizzazione: ecco il valore politico di questa iniziativa di raccolta fondi.

Porta la tua Condotta Slow Food nella storia, grazie per il tuo sostegno.

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SUA MAESTA’ IL MAIALE

11 gennaio 2017 Senza categoria Comments (0) 138

Nel W.E. di fine gennaio a Noventa Padovana presso la Barchessa del Parco Fornace, Veneto a Tavola con la collaborazione del Comune di Noventa Padovana e della nostra Condotta organizza la manifestazione “Sua Maestà il Maiale” una rassegna gastronomica dedicata al maiale.

Vi invitiamo tutti a partecipare

 

 

 

 

 

 

 

 

Noi saremo presenti con un banchetto promozionale e il nostro chef “chiocciolato” Galdino ci delizierà con le sue preparazioni.

Venerdì 27 vi consiglio la cena al Sogno per prenotare telefonata a 0415770471

Ecco il MENU’ cenamaiale

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CONVOCAZIONE ASSEMBLEA

6 gennaio 2017 ASSEMBLEE Comments (0) 132

 

Lunedì 13 Febbraio sarà convocata la Assemblea dei soci della condotta presso l’Osteria “Il Sogno” sede della Condotta via Vetrego 8 Scaltenigo di Mirano.

alle 19.00 in prima convocazione

alle ore 20.00 in seconda convocazione

Ordine del giorno:

  1. Nomina presidente assemblea
  2. Nomina segretario assemblea
  3. Relazione del Fiduciario sulla  situazione della Condotta durante il 2016
  4. Prospettive e manifestazioni del 2017
  5. Relazione del Tesoriere sul rendiconto economico consuntivo 2016 e rendiconto economico preventivo 2017
  6. Nomina soci che dovranno partecipare all’assemblea dei soci regionale
  7. Varie ed eventuali

 

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SLOW FOOD VENETO HA RICEVUTO IL PREMIO “COLTIVIAMO IL FUTURO”

6 gennaio 2017 Senza categoria Comments (0) 96

 

Alla C/A di
Slow Food Veneto
Bra, 16 dicembre 2016
Oggetto: conferimento del Premio “Coltiviamo il Futuro” per il supporto al progetto “10.000
Orti in Africa” di Slow Food
Caro Mauro,
Il progetto degli Orti in Africa di Slow Food ha fatto tanta strada grazie al contributo di
migliaia di sostenitori che, come voi, hanno creduto nella possibilità di un cambiamento
basato sulle comunità locali e sul riscatto dei prodotti e dei saperi tradizionali.
In Africa, gli orti Slow Food mettono al centro la dignità delle persone e il rispetto per la
biodiversità locale, e permettono alle comunità di diventare motore di questo cambiamento.
Con grande piacere, dunque, vi invio il nostro riconoscimento per aver dimostrato un forte
spirito di solidarietà verso l’Africa attraverso il sostegno al progetto degli orti. In questo
continente, dove le ingiustizie del sistema alimentare mondiale sono sempre più evidenti, gli
orti di Slow Food rappresentano tanti piccoli semi per futuro più giusto e sostenibile.
Ne approfitto per inviarvi alcuni materiali relativi a una grande campagna internazionale
lanciata in questi mesi per sostenere i progetti di Slow Food a difesa della biodiversità (tutte
le informazioni sul sito dona.slowfood.it).
Slow Food, come sapete, rappresenta una rete di milioni di persone e lavora in oltre 160 paesi
per salvare la biodiversità e cambiare un’agricoltura che danneggia l’ambiente e compromette
la nostra salute.
Continuate a camminare al nostro fianco, aiutateci a diffondere il più possibile questa
campagna.
Con i migliori Auguri di Buone Feste
Cordiali Saluti
Carlo Petrini

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LE MIE BOLLICINE DELL’ANNO

5 gennaio 2017 Degustazione Comments (0) 82

Le mie bollicine dell’anno sono altoatesine

 Ecco, io che sono uno champagnista convinto e che in genere non apprezzo moltissimo i vini fatti con lo chardonnay, stavolta, se devo scegliere la miglior bollicina dell’anno, tradisco lo

hausmannfof_300 Champagne e prendo un blanc del blanc nostrano.
Essì, le mie bollicine dell’anno vengono dall’Alto Adige e son fatte con lo chardonnay, ohibò. Si tratta della Riserva Hausmannhof 2006 di Haderburg. Buonissima.
Tutto e solo chardonnay, dicevo. Otto anni e mezzo sui lieviti. Spettacolare. Teso, caratteriale, grintoso. Eppure sa essere carezzevole nella bolla. Quando si dice la quadratura del cerchio.
Alto Adige Spumante Metodo Classico Riserva Hausmannhof 2006 Haderburg

Tratto da Internet Gourmet

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A TAVOLA CON IL SOMMELIER : I Formaggi

5 gennaio 2017 Degustazione Comments (0) 75

Un altro intrigante appuntamento con la Condotta della Riviera del Brenta, si è tenuto giovedì 19 marzo presso la trattoria Il Sogno di Scaltenigo nei pressi di Mirano.
E’stata una serata degustativa d’eccezione, gli ospiti sono stati guidati sapientemente dall’esperto sommelier e wine & food educatioonal Mauro Di Barbora, da Silvano magnifico oste e da Marco abile chef, non dimentichiamo la preziosa collaborazione di Salima e Carlo in cucina, Tidia ed Eva in sala; non solo ad assaporare ma anche comprendere gli abbinamenti fra quattro eccellenze casearie e validi vini che ne hanno esaltato i sapori.
Il menu consisteva:
• Risotto alle erbe primaverili in abbinamento a Franciacorta Docg Brut Az. Agr. Franca Contea;
• Burrata in erba di Corato in accostamento a Franciacorta Docg Brut Millesimato 2009 Az. Agr. Franca Contea, acompagnato da una stuzzichevole frittatina di erbette;
• Grotte di Montegalda (3 latti bio: pecora, capra, mucca) della Capreria di Montegalda con Kados (Grillo 100%) Igt Terre Siciliane Duca di Salaparuta, associato a spuma di miele;
• Verde di Montegalda (latte capra bio) della Capreria in abbinamento a S.T. Doc Gewurztraminer Justina Kellerei St. Pauls, con un piccolo ma delizioso assaggio confettura di cipolla di Tropea;
• Castelmagno d’Alpeggio Dop (mucca, capra, pecora) Presidio Slow Food in abbinamento a Maez Igt Moscato di Alessandria (Zibibbo) passito, accostato ad una marmellatina di kumquat (mandarini cinesi).
Tutto l’evento è stato condotto all’insegna del Gusto, Convivialità e Conoscenza.

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Visita Torrefazione Gambato 2015

5 gennaio 2017 Degustazione Comments (0) 86

La visita all’azienda Gambato (marchio internazionale registrato) in un ambiente ampio, pulito e inondato da un buon aroma di caffè è durata un po’ più di due ore, eravamo circa in 18 persone, la squisita accoglienza, del personale Alessandro, Edoardo e il responsabile Claudio Trevisan ci ha messo subito a nostro agio.
Il signor Claudio, ci ha narrato, con abbondanza di particolari, le origini del caffè, i miti e la storia di questa straordinaria bevanda, attualmente il prodotto agricolo più ampiamente commercializzato, secondo, per movimentazione di denaro, solo al petrolio. Ci sono state illustrate e fatte vedere non solo con la vista ma anche con tutti gli altri sensi, le varietà più diffuse la coffea Arabica e la coffea Robusta, le loro regioni di provenienza, i più importanti metodi di lavorazione e la miscelazione-tostatura. Siamo stati anche coinvolti nella preparazione di una miscela servendoci di diversi tipi di caffè provenienti dal Brasile, Guatemala, Colombia, Kenya, India, tutto molto appassionante. Ci siamo resi conto che in effetti, un buon caffé si contraddistingue proprio per la miscela da cui è composto. Più elevata è la percentuale di arabica, migliore è la sua qualità. Un buon caffè si riconosce subito perché non lega in bocca, ha un aroma delicato, gradevole, quasi dolce.
Allego alcune foto e mi auguro di poter ripetere ancora incontri così interessanti.

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VINO CHE FARE?

5 gennaio 2017 Senza categoria Comments (0) 53

Il vino, oggi, non può sfuggire al quesito fondamentale che si pone a tutto il pianeta: che fare? L’uso indiscriminato delle risorse, il loro esaurimento sottotraccia e neanche tanto, tenuto nascosto dai governi e dalle istituzioni internazionali, salvo enunciazioni di circostanza, non può non preoccupare in maniera sensibile i cuori che non si piegano al cinismo. La battaglia, da molti anni, che vede associazioni provenienti da ogni angolo del vivibile, fra le quali Slow Food, la conosciamo ed è decisivo sostenerla con grande energia. Riguardo alla nostra piccola lezione, dobbiamo dire che intensa e costruttiva è la confusione sotto il cielo. Si tratta, naturalmente, di una piacevole contraddizione che cercheremo di spiegare. Dagli anni ottanta in poi del secolo breve di hobsbawniana memoria, il nettare bacchico ne ha fatta di strada. Messa a riposo, senza tanti rimpianti, la “vecchia” tradizione, contadina o nobile che fosse, fra i cinquanta e i settanta, attrezzati della miglior e stupefacente tecnologia, fino agli incredibili effetti speciali, abbiamo riprogettato il vino. Acciaio in primis, mirabili armature per lanciarsi alle crociate. Finalmente vini non più spuri, ovvero perfetti, inappuntabili; ma, ahinoi, per dirla con Cocciante, “belli senz’anima”. Fortunatamente, lungo il viaggio per la terrasanta, ecco la fologorazione sulla via…: la barrique! Onnipresente totem imprescindibile, da cui l’orripilante aggettivo barricato. A seguire vini cioccolatosi, potenti, superconcentrati, “monstre”. Terribilmente uguali: dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno. Da qui, qualcuno, invece di certezze, ha cominciato a “coltivare” dubbi. Il vino nasce dalla terra, da un’agricoltura sana, rispettosa, volta alla qualità. L’acciaio e la barrique sono solo strumenti, che servono, in realtà, a produrre vini in molti casi assai buoni. E’ l’uomo che deve decidere, seguire il proprio cammino ed esprimere le straordinarie diversità dell’essere. In questi anni, diciamo dal duemila in poi, si sono sviluppati con slancio i concetti di biologico, biodinamico e naturale. La natura difesa con la natura e la scienza al suo servizio. La grande sfida è sempre quella di vivere il proprio tempo consapevoli delle origini e determinati nel futuro. CHECCHETTO Roberto

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A PROPOSITO DI EXPO

5 gennaio 2017 Senza categoria Comments (0) 54

Siamo prossimi: il 1° maggio parte l’Expo che ha per tema il Cibo, “come nutrire il pianeta energia per la vita”. Una grande kermesse internazionale dove dovrebbero essere trattate tutte le tematiche inerenti al cibo, ma soprattutto dare risposte a chi il cibo non ce l’ha. La decisione che assegnò l’Expo a Milano è del 31 marzo 2008, l’assegnatario il Bie Comitato internazionale per le esposizioni. Da questa data cominciano subito i litigi tutti interni alla politica (destra), spartizione delle poltrone, incarichi per gli appalti da cui sono derivate abbondanti corruzioni, consulenze a peso d’oro. Soldi dei contribuenti buttati e lavori rallentati. Nel 2009Carlo Petrini, presidente internazione di Slow Food, si fece ispiratore del progettoOrto Botanico Planetario; l’idea era quella di un Expo verde e sostenibile e non di mega strutture d’acciaio e cemento. Il progetto, ideato da cinque famosi architetti tra cui l’ex-assessore Stefano Boeri, doveva essere un viale trasformato in una “tavola planetaria” che i Paesi del mondo avrebbero imbandito con i prodotti e le colture del pianeta. Un parco agroalimentare, un grande orto che doveva restare a disposizione dei milanesi anche dopo la chiusura dell’esposizione. Il progetto venne definitivamente abbandonato nel 2011, a tale proposito il segretario del BieVicente Loscertales disse “non possiamo pensare che 150 mila visitatori vengano ogni giorno a Milano per vedere come si coltivano le melanzane del Togo” e aggiunse “per vivere serve più di un orto, non vuol dire che dobbiamo essere tutti vegetariani”: grand’uomo questo Loscertales. Chi avrebbe pagato il biglietto? Come si poteva non cementificare, visto che è l’esercizio più in voga in questo Paese, e la corruzione? Nel novembre 2013 si comincia a discutere del Protocollo di Milano nel 5° forum internazionale promosso dalla Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition (il 6° forum si è tenuto nel dicembre 2014) con l’obiettivo di sensibilizzare il Governo e le istituzioni sull’urgenza di agire nei confronti delle sfide per rendere il sistema agroalimentare globale realmente sostenibile: abbattimento del 50% entro il 2020 dell’impressionante cifra di 1,3 miliardi di tonnellate di cibo sprecato nel mondo, attuazione di riforme agrarie e lotta alla speculazione finanziaria, lotta alla fame e all’obesità attraverso la promozione di stili di vita sani. A tale proposito nell’ottobre 2014 al Salone del Gusto e Terra Madre di Torino Jamie Oliver, lo chef e attivista alimentare è intervenuto con Carlo Petrini a sostegno del protocollo. “Il protocollo di Milano unisce le persone, le imprese e i governi in un fronte unico, cosicché insieme possiamo sfidare lo status quo, richiedere pratiche più etiche e sostenibili nell’industria alimentare e assicurare un futuro migliore per i nostri bambini. Unendoci in una voce globale con un obiettivo comune, possiamo garantire un cambiamento positivo e duraturo”. Altresì Petrini afferma “il Protocollo di Milano è una straordinaria opportunità di sintonizzare su un sentire comune tante attenzioni, tante opportunità di cambiamento e soprattutto accompagnare fin dall’inizio il processo di costruzione del Protocollo: chi lo firma e lo sostiene si impegna formalmente; elementi chiari che consentano politiche produttive e di governo altrettanto chiare, traducibili in azioni e che siano, a distanza di tempo, verificabili” Il 7 febbraio 2015 a Milano Expo delle Idee, una giornata di confronto per riempire di contenuti la “Carta di Milano” un documento programmatico e impegno collettivo a favore di un’alimentazione equa e sostenibile. Esperti divisi in 42 tavoli tematici con l’obiettivo di dare un’anima all’Esposizione Internazionale. Ad oggi i lavori proseguono con la supervisione del presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone, sono stati venduti 8 milioni di biglietti, si avvicina il giorno dell’apertura. Rimangono alcune perplessità: esiste il pericolo che Expo sia solamente un’occasione per promuovere il cibo come merce, la sensazione che a Milano ci saranno tanti visitatori dove metteremo in mostra il nostro made in Italy, ma ci sarà anche tanto cemento messo in bellavista dalle grandi multinazionali del cibo e tante, tante abbuffate (sono previsti 120 punti di ristorazione) insomma un grande luna park con un evanescente futuro dopo la chiusura della Kermesse. Ma sono soprattutto le tematiche da affrontare e condividere quelle che destano preoccupazione. Ai governi presenti all’Expo bisognerà chiedere di rendere conto dello stato dei terreni agricoli del Mondo, bisognerà chiedere come in presenza di una sovrabbondanza di produzione di cibo ci siano ancora 868 milioni di persone che soffrono la fame. Bisognerà dare risposte economiche e finanziarie a quei Paesi che in molte situazioni sono già stati derubati delle loro materie prime e oggi non hanno i mezzi per comprare sementi e cibo. Bisognerà chiedere conto ai governanti del Mondo sull’escalation continua della produzione e vendita di armi in un mondo sempre più in guerra e nello stesso tempo non trovare i soldi per mettere fine alla fame. Agli organizzatori di Expo chiedere perché non ci sono a Milano i pescatori, i contadini, i formaggiari e trasformatori, perché non è rappresentata l’agricoltura famigliare che rimane la più grande economia di soddisfacimento dei bisogni primari degli esseri viventi. Comunque a Milano ci andremo, ci dobbiamo andare, sarà un’occasione unica per il nostro Paese attorno ad una tematica che ci coinvolge quotidianamente. Sarà sicuramente un’esperienza straordinaria, un luna park dove ognuno di noi troverà la sua o le sue giostre: potrete scegliere di visitare il padiglione della Monsanto per capire come e a quali condizioni intende sfamare il pianeta, oppure il padiglione di Slow Food con il tema della biodiversità nell’ambito della filiera lattiero-casearia nella logica del buono, pulito e giusto. Presenza, partecipazione e soprattutto coerenza con uno scenario del mondo dove si inseriscono nuove regole nella suddivisione della torta: che ognuno abbia la sua fetta e sia in grado di poterla comperare.Arrivederci a Milano!
<a href=”https://ilcoquinario.wordpress.com/category/galdino-dice/” title=”a proposito di expo” target=”_blank”>Articolo tratto dal Blog IL COQUINARIO</a>

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Natale, lo spirito giusto? Evitare spreco

5 gennaio 2017 Senza categoria Comments (0) 46

Carlo Petrini Slow Food Parlare dell’accoppiata cibo e Natale è un po’ come sfondare una porta aperta. Come per tutte le principali feste religiose, nell’ambito di ogni tipo di culto, e per molte altre tradizioni che scandiscono il nostro annuario, il legame con ciò che ci nutre è inscindibile e determinante. Il rito prevede quasi sempre cibo, oppure divieti in tal senso. È quasi banale ricordare il ramadan, tutte le feste ebraiche, ma anche come nelle religioni orientali il rapporto con l’alimentazione sia qualcosa che riveste anche una funzione profondamente spirituale, si pensi per esempio alla tipica dieta coreana, una sorta di ying e yang quotidiano tradotto nel piatto. Si prova a nutrire l’anima, oltre che il corpo. Inoltre si pratica una forma di rispetto verso se stessi e la propria comunità, tanto più nel momento in cui i riti sono condivisi.
Se guardiamo al Natale è però evidente come la celebrazione sia collettivamente sfociata in una scialba parodia consumistica di ciò che la festa religiosa rappresenta in origine. Segno dei tempi. Spesso diventa una scusa per una bella abbuffata, con conseguente spreco di denaro, salute e cibo che inevitabilmente finisce nella spazzatura. Essendo agnostico convinto, non posso farmi portavoce di un richiamo ai valori che per un cristiano il Natale comporta, ma certo un po’ più di attenzione a non sprecare, a farsi del bene, alla ricerca assieme agli altri di un poco di felicità, secondo le proprie inclinazioni, attitudini e retroterra culturale, ci vorrebbe davvero. Si potrebbe, da non credente, tradurre il tutto a un richiamo per una maggiore sobrietà, ma nel senso che abbiamo precisato con Enzo Bianchi durante le Repubblica delle Idee a Reggio Emilia: «Sobrietà non come rinuncia, ma distanza dall’eccesso».
Questa distanza dal vortice natalizio, fatto troppo frequentemente più di quantità che non di qualità, potrebbe intanto indurci a riflettere, a pensare per esempio a come le ricette che cuciniamo a Natale, esattamente come le preparazioni previste da tutti gli altri precetti religiosi dei vari culti o anche da altri tipi di riti a tavola (penso al thanksgiving statunitense e al suo simbolico tacchino) siano qualcosa che in varie forme le nostre famiglie hanno fatto proprie e adattato. Sono un pezzo della nostra identità singola e collettiva, personale e comunitaria, e non ci rendiamo conto abbastanza di quanto dicano di noi stessi. Svilendole, sviliamo noi e i nostri rapporti umani.
In una conferenza durante il Salone internazionale del Gusto e Terra Madre, la scrittrice Claudia Roden ha ricordato come lei, assieme a tutti i rifugiati in Inghilterra dopo la Crisi del Canale di Suez nel 1956, sentisse primariamente l’esigenza di raccogliere ricette, e di raccontarle agli altri. Era tutto uno scambiarsi d’istruzioni in cucina: la mia famiglia fa così, io faccio cosà… C’erano l’urgenza e la paura di essere dimenticati, che tutto ciò che si praticava a tavola, nel convivio con i propri cari e nel contesto della propria cultura, potesse sparire per sempre una volta immersi in un’altra nazione, sradicati dalla propria casa.
Mentre prepariamo il pranzo o la cena di Natale, mentre siamo a tavola con le nostre famiglie, pensiamo al valore immenso di cosa mettiamo nei piatti, a ciò che rappresenta in termini di relazioni e di appartenenza a una cultura. Custodiamolo dal diluvio consumistico che ci assale in quei giorni, raccontiamocelo mentre lo pratichiamo, anche se ci può sembrare ormai scontato. Perché alla fine è ciò che ci accomuna, nelle differenze, a tutte le altre culture del mondo; è ciò che ci rende umani, cioè esseri in grado di essere felici. È un peccato non provarci con il cibo delle feste.

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